Morto per la plastica al naso, donati gli organi
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fonte:
- Il Mattino
Dopo quattro giorni di agonia, è morto. È finita così tragicamente la storia di Paolo Acerbi, studente di Vigevano, di 19 anni, che era finito in coma durante un intervento di rinoplastica estetica. Il ragazzo era in stato di coma profondo da sabato scorso, da quando il cuore si era fermato per quaranta minuti durante l`intervento in anestesia locale. Ieri mattina, i medici hanno dichiaratola morte cerebrale, poi i genitori hanno dato l`autorizzazione alla donazione degli organi. Dalle 18, dopo l`ultimo abbraccio dei familiari, il corpo è stato quindi preparato per l`espianto di tutti gli organi che potrebbero essere utilizzati in collaborazione con il centro trapianti del Nord Italia. Tutti gli organi ad eccezione del cuore, per il quale la magistratura ha posto il blocco per accertare le cause del decesso attraverso il suo esame. La vita di Paolo, invece, era appesa a un filo da sabato, da quando il ragazzo di Vigevano era entrato in un centro medico del Pavese per porre rimedio a quel difetto al naso. Durante l`intervento, una banale operazione di routine da eseguire in anestesia locale, il cuore si era fermato. Per cause che solo l`inchiesta della magistratura potrà chiarire. Prima dell`operazione erano stati fatti tutti gli accertamenti medici necessari. Ma a operazione di rinoplastica quasi ultimata, i medici che gli stavano attorno nel Centro medico Polispecialistico di Tramacò Siccomario (un chirurgo, un anestesista e un rianimatore) avevano dovuto affrontare un`improvvisa emergenza. E solo grazie ai medici del 118 chiamati di urgenza e arrivati subito si era riusciti a rimettere in funzione il cuore di Paolo dopo quaranta minuti di manovre e massaggi. Ma le condizioni del ragazzo trasportato d`urgenza al Policlinico San Matteo sono subito apparse disperate. E la diagnosi senza speranza: coma profondo per la lunga sofferenza del cervello rimasto per troppo tempo senza ossigeno. Disperati, i genitori, la sorella maggiore, che vivono in un palazzo a ridosso del centro storico di Vigevano, hanno dato subito l`autorizzazione all`espianto degli organi. “Paolo avrebbe voluto così – hanno detto – era un ragazzo tanto generoso“. Secondogenito di una maestra elementare e di un meccanico, Paolo era stato cresciuto tra amore e attenzione. “Il nonno stravedeva per lui – ha raccontato una vicina -. Si era occupato del nipote quando i genitori lavoravano e lo chiamava ancora il mio bambino anche quando il ragazzo aveva già 17 anni“. Biondo, occhi chiari, l`atteggiamento gentile ed educato, studente all`ultimo anno di un istituto tecnico, Paolo aveva un unico cruccio, il naso che gli sembrava troppo grande. Nessuno ci faceva caso, e nessuno, pare, lo aveva mai preso in giro. Ma per lui quel naso era davvero un problema. Così aveva convinto i genitori a cercare un chirurgo capace di dargli un naso nuovo. Uno specialista che ogni tanto si avvale degli ambulatori messi a disposizione del Centro Medico Polispecialistico di Travacò Siccomario, alle porte di Pavia, dove è avvenuta la disgrazia. Sulle cause è ora in corso una inchiesta della magistratura. L`autopsia che sarà eseguita nei prossimi giorni (i funerali slitteranno forse alla prossima settimana) permetterà agli inquirenti di accertare cosa è accaduto. Sul registro degli indagati pare non sia ancora stato iscritto nessuno. Intanto, le polemiche non si spengono. Il Codacons ha chiesto al ministro Livia Turco un giro di vite sulle strutture abilitate e sulle modalità di intervento. “Sugli errori medici – afferma Amedeo Bianco, presidente della federazione degli ordini dei medici – bisogna essere chiari e trasparenti, se no la gente perde la fiducia nei medici e negli ospedali“.
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