27 Marzo 2002

Morti per tumore, parola al giudice

Deve essere dimostrato il nesso tra causa del decesso e sostanze inquinanti presenti nello stabilimento. Rischio prescrizione

Morti per tumore, parola al giudice

Sgl Carbon/Aperta la trattativa per un risarcimento alle famiglie, ma non c?è accordo




Si apre oggi davanti al giudice del Tribunale di Ascoli Anna Rita De Angelis il processo per le «morti sospette» allo stabilimento di Ascoli della Sgl Carbon. Sono dodici i casi di tumore oggetto dell?inchiesta del sostituto procuratore Umberto Monti, undici dei quali causati da carcinoma ai polmoni, uno alla vescica. Nella vicenda processuale è entrato anche un tredicesimo caso: quello di un operaio ammalato, ma ancora in vita. Stamane saranno almeno altre tre le richieste di costituzione di parte civile che verranno presentate: tra queste quella di un ascolano residente in Venezuela, fratello di un?ex operaio della Carbon morto per un tumore. Il giudice potrebbe tra l?altro rivalutare quelle delle associazioni, ammesse in sede di udienza preliminare dal Gup Alessandra Panichi. Certa l?ammissione di Legambiente, qualche dubbio riguarderebbe Codacons e Vas (Verde, ambiente e società) e si riferirebbe al fatto che le due associazioni non avrebbero seguito da vicino le vicende della Carbon. Se ne saprà di più oggi.
L`inchiesta riguarda le morti per tumore dal 1984 al 1990 e si basa sulla relazione di quattro esperti in cui si ipotizza una connessione tra le neoploasie e l`esposizione agli Ipa all`interno dello stabilimento. Omicidio e lesioni colpose sono le accuse contestate agli ex responsabili, che non avrebbero provveduto a prendere tutte le precauzioni tecniche per tutelare la salute dei lavoratori. Sul banco degli imputati saliranno Bruno Toniolo, Paolo Bonell, Umberto Stievano, Ferdinando Giordani, Giuseppe Mascetti, Lohengrin Celani, Renato Giovannini. I primi sei sono stati direttori generali e direttori dello stabilimento ascolano in varie epoche; Giovannini è imputato quale responsabile del settore ecologia-ambiente-sicurezza. Secondo l`accusa, nelle rispettive funzioni, avrebbero omesso di adottare all`interno dello stabilimento tutti gli accorgimenti atti a ridurre la diffusione di polveri, fumi ed emissioni di gas e vapori contenenti Ipa in diverse fasi e momenti del ciclo produttivo ed in numerose postazioni all`interno dello stabilimento stesso. Tra le accuse anche non aver curato la pulizia, omesso di informare adeguatamente gli operai dei rischi specifici da inalazioni di polveri, fumi, gas e vapori e non aver fornito opportuni mezzi personali di protezione.
L?azienda sarà invece chiamata a rispondere civilmente di quelle morti. Negli ultimi giorni vi sarebbe stato un incontro fra i legali della Sgl Carbon Grisolia e Di Battista e gli avvocati di parte civile ai quali sarebbe stato offerto un risarcimento «morale». Ma sulla cifra (si parla di poche decine di milioni per ogni parte civile) non vi sarebbe stato accordo. Non si esclude però che la trattativa riprenda nei prossimi giorni.
Da non trascurare il fatto che sul processo pende il rischio “prescrizione“.

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