17 Aprile 2020

Morti nelle Rsa l’ indagine dei nas nel mirino i pazienti dimessi da ospedali

di Federica Cravero Si allarga a macchia d’ olio l’ inchiesta che i carabinieri del Nas stanno conducendo in tutto il Piemonte sull’ emergenza dentro le residenze per anziani, dove il coronavirus ha fatto centinaia di vittime, in alcuni casi uccidendo un terzo degli anziani ospiti. L’ Unità di crisi ha stimato che siano 411 in tutto il Piemonte i decessi in più rispetto all’ anno scorso (ma solo 252 conclamati Covid) fino al 31 marzo, sebbene siano molti di più secondo i sindacati, che hanno ricevuto fino a ieri segnalazioni dagli operatori in servizio. Per loro la stima è di almeno 500 decessi delle ultime settimane: sebbene non siano imputabili tutti al Covid, superano di gran lunga la mortalità media di questo periodo. Oltre ai blitz che ha già condotto in decine di strutture, nei giorni scorsi il Nas ha chiesto a tappeto alle Rsa di fare un punto sulla situazione dei contagi e dei tamponi. In particolare i carabinieri vogliono capire se, dove e con che modalità durante il mese di marzo gli ospedali abbiano dimesso e inviato alle Rsa anziani reduci da ricoveri o interventi chirurgici. Anziani che non sembravano avere i sintomi del Covid- 19 e che non sono stati sottoposti a tampone, ma che avevano il virus e lo hanno portato nella Rsa. Secondo le segnalazioni casi del genere potrebbero riguardare l’ ospedale di Settimo e la Rsa San Camillo Trinité di via Vespucci. Ma ci sono anche casi in cui ospiti delle case di riposo sono entrati e usciti ripetutamente avanti e indietro dagli ospedali per cure. Così deve essersi ammalato un infermiere della Rsa ” 5 Torri” di Settimo. ” Assistevo un paziente che ogni martedì, giovedì e sabato andava a fare la dialisi – racconta – Giovedì aveva la febbre, è uscito e non è più tornato perché gli hanno diagnosticato il coronavirus. Poi è toccato a me”. Nel mirino del Nas ci sono anche i turni massacranti dei lavoratori, a cui tocca coprire i numerosi colleghi in quarantena o in malattia, così come le relazioni tra le Rsa e gli uffici di igiene delle Asl per i tamponi: quelli richiesti, quelli eseguiti e anche quelli perduti lungo la strada verso il laboratorio, come denunciano almeno tre segnalazioni tra il Cuneese e l’ Alessandrino. E sono molti anche gli esposti che i carabinieri hanno ricevuto anche dai familiari. Uno riguarda dalla Rsa Carlo Alberto di Torino, dove la figlia di un ospite ha denunciato che c’ era una sola infermiera in turno per 169 ospiti. “E’ stato un buco di appena tre ore perché l’ altra si è sentita male durante il servizio e non siamo riusciti a sostituirla”, si difende la struttura. Altre segnalazioni arrivano dalla Bosco della Stella: “Il personale non è sufficiente e i pazienti vengono tenuti forzatamente a letto”, hanno denunciato i parenti ai carabinieri di Rivoli. Tutte segnalazioni che verranno poi inviate alle diverse procure che hanno aperto o apriranno dei fascicoli. Almeno 10 quelli aperti come ” atti relativi” dalla procura di Ivrea, incluso quello su un esposto del Codacons che chiede di indagare anche sull’ operato della Regione. A Cuneo si indaga per epidemia colposa, come a Vercelli dove l’ inchiesta sulla Rsa di piazza Mazzini è aperta anche per omicidio plurimo colposo. Inchieste aperte anche a Torino, Novara e Verbania. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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