2 Agosto 2001

Morti da fumo risarcibili

ROMA ? L`avvocato Marco Ramadori del Codacons non sta più nella pelle: «Sul fumo si va verso una sentenza rivoluzionaria», dice raggiante. In due parole, comincia a farsi strada anche in Italia ? come da tempo succede in America ? l`idea che tra il tabacco e il cancro al polmone ci sia uno stretto nesso causa-effetto, e che le vittime abbiano diritto a un risarcimento da parte dei produttori. In questo caso lo Stato, visto che alla sbarra c`è proprio l`Ente tabacchi.

Intendiamoci, che il fumo facesse male lo sapevamo anche prima, ma finora la giurisprudenza del nostro Paese se n`era sempre lavata le mani: i giudici in sostanza sostenevano che chi fuma sa a cosa va incontro, e dunque non ha diritto a lamentarsi con chicchessia.

Tumore al polmone

A ribaltare le cose è la sentenza fresca fresca della Corte d`appello di Roma, che nel caso di Cornelio Schiaratura ? morto nel `96 di tumore al polmone dopo sessant`anni di sigarette ? ha ordinato una consulenza tecnica d`ufficio per accertare il rapporto tra il troppo fumo e la sua morte.
Ammettendo così, implicitamente, la risarcibilità del danno: se, come probabile, gli esperti arriveranno alla conclusione che a uccidere l`uomo è stato proprio il vizio del fumo, la causa della famiglia rimarrà famosa come il primo caso di risarcimento per danni da fumo in Italia.

Di cifre per ora non se ne parla. Solo per curiosità: in America, dove ormai le cause di fumatori si fanno in fotocopia, si viaggia su malloppi a nove zeri. Il record? Gli 81 milioni di dollari pagati dalla Philips Morris ai familiari di un fumatore morto.

Ma tornando al caso-Schiaratura ? dietro il quale già si profilano centinaia di altre cause, mentre solo quattro, finora, sono state intentate ? cosa succede ora?
I giudici Osvaldo Durante, Evangelista Popolizio e Lucia Pignatelli hanno nominato un collegio di esperti che si occuperà dell`accertamento «da condurre sulla base di dati specifici e concreti, rilevabili sia dalla documentazione già in atti che da ulteriore documentazione sanitaria da acquisire dove l`uomo venne curato ». I periti in particolare dovranno appurare «se il fumo può essere ritenuto causa sufficientedell`evento», «secondo un serio e ragionevole criterio di probabilità scientifica, pur in difetto di certezza assoluta».
Su questo punto avvocati e familiari si sentono in una botte di ferro: «Abbiamo già perizie di parte da cui risulta senza ombra di dubbio il rapporto causale ? spiega Ramadori ? siamo fiduciosi che il nesso venga accertato anche dalla consulenza e che si arrivi alla sentenza di risarcimento danno».
Cancellato il primo grado
In primo grado, l`8 gennaio scorso, i giudici respinsero il ricorso sostenendo che le sigarette non sono pericolose in sè, e che la colpa è sempre del fumatore. «Allorché si avvicina al fumo ? scrissero ? il consumatore non può non sapere che le sigarette costituiscono fonte di pericolo. La circostanza è un dato di comune esperienza». In pratica, la tesi dell`Ente nazionale tabacchi spiccicata.
Peccato che quando, nel `44, il diciassettenne Cornelio Schiaratura cominciò a fumare, sui pacchetti di sigarette non appariva certo la scritta «Nuoce gravemente alla salute», visto che la legge è del `90. E anzi le sigarette, come in parte accade tutt`ora, venissero associate a personaggi di fascino e successo.

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