2 Agosto 2001

Morti da fumo, l?Italia verso la prima sentenza

ROMA Potrebbe essere stata aperta la via a una sentenza rivoluzionaria, con effetti importanti nella lotta al fumo. La corte d?Appello di Roma ha infatti accolto l?istanza degli avvocati di Cornelio Schiaratura, morto per un tumore forse provocato dal fumo: intende accertare se l?uso di tabacco sia stato l?unica o una delle cause del decesso, per stabilire se la famiglia debba essere risarcita. «È la prima volta – ha dichiarato l?avvocato Marco Ramadori – che i giudici ammettono una consulenza del genere ai fini del risarcimento per la morte di un tabagista». Nella loro ordinanza i giudici sostengono che è evidente la necessità di accertare tutti i fatti e l?eventuale nesso tra la malattia mortale e il fumo, «cioè se il fumo, come è notorio, sia da ricomprendere tra le possibili cause del cancro e nel caso concreto se esso abbia determinato la patologia che ha condotto alla morte di Schiaratura». Inoltre, se la risposta a questa domanda dovesse essere affermativa, si dovrà accertare se il fumo sia stato «causa esclusiva o concorrente». Il ricorso contro l?Ente tabacchi italiani era stato presentato dai parenti di Schiaratura e dal CODACONS secondo cui «l?Eti non ha adempiuto all?obbligo di informare adeguatamente i consumatori dei possibili danni collegati all?uso del tabacco». Cornelio Schiaratura, morto a 69 anni per un tumore, aveva incominciato a fumare da adolescente e solo negli Anni Novanta s?era reso conto del pericolo che correva con il tabagismo. «Troppo tardi – ha commentato l?avvocato Ramadori – per evitare l?insorgere della malattia». I giudici Osvaldo Durante, Evangelista Popolizio e Lucia Pignatelli hanno nominato un collegio di esperti che si occuperà dell?accertamento da condurre sulla base di dati specifici e concreti, rilevabili dalla documentazione consegnata ma anche dai dati che verranno acquisiti nella struttura in cui l?uomo fu curato. In primo grado gli avvocati si erano rivolti al tribunale di Velletri che aveva respinto il ricorso. I giudici di primo grado scrissero, nella sentenza del gennaio dello scorso anno, che la pericolosità delle sigarette sta nel comportamento del consumatore e non nella sigaretta che, in sè, non è un prodotto pericoloso. La mancata informazione da parte dell?Eti fu considerata irrilevante poichè le sigarette, secondo questa logica, diventano pericolose soltanto se finiscono in mano a un consumatore anomalo. «Allorchè si avvicina al fumo – si leggeva nella sentenza – il consumatore non può non sapere che le sigarette costituiscono fonte di pericolo. La legge del ?90 (che prevede le scritte sui pacchetti di sigarette che indicano il pericolo per i fumatori) non ha efficacia retroattiva». In primo grado non era stata ammessa la consulenza perchè, per la giurisprudenza italiana, il nesso causale tra fumo e insorgenza del tumore è sempre stato ritenuto ininfluente a causa del principio della libera scelta del fumatore, spiega l?avvocato della famiglia Schiaratura. E aggiunge: «Oggi, con questa ordinanza, si ammette la consulenza e implicitamente la risarcibilità del danno nel caso venga trovato il rapporto causa-effetto. È questa la novità rivoluzionaria in giurisprudenza: si ammette, cioè, che chi prova il nesso tra fumo e tumore ha diritto a un risarcimento». Non solo, conclude l?avvocato Ramadori, nel caso di Schiaratura «siamo ottimisti perchè abbiamo già a disposizione perizie di parte dalle quali risulta, senza ombra di dubbio, il rapporto causale. Siamo, dunque, fiduciosi che il nesso venga accertato anche dalla consulenza e che si arrivi, così, alla prima sentenza di risarcimento del danno da fumo in Italia».

    Aree Tematiche:
  • FUMO
Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox