Moroso e abusivo Il Pd resiste allo sfratto del Tar
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fonte:
- Libero
SALVATORE DAMA La sezione “Guido Rattoppatore” è regolarmente aperta. Un po’ di compagni fanno dentro e fuori, mentre uno sciame di turisti passa indifferente nel camminamento tra il ghetto ebraico e Campo de’ Fiori. Resistenza. Con tutti i comfort, però. Sul tavolo della sezione c’ è un bel cesto di frutta, mentre arriva il ragazzo del bar di Largo dei Librari a portare i caffè. Fuori, la bacheca contiene a fatica le pagine della nuova Unità oversize. Poi c’ è un volantino. Si chiedono fondi: venticinquemila euro sono già in cassa. Ne mancano altri 50mila, dice il foglio, e la storica sezione che ha attraversato tutte le stagioni della sinistra, resisterà anche al renzismo. Forse. Perché il Comune di Roma rivuole indietro quell’ immobile. E vuole anche i soldi. Mai pagati dal Pci-Pds-Ds-Pd. Il Campidoglio contesta una morosità che risale al 1984. Sono centomila euro, secondo i calcoli fatti dal segretario del Circolo, Giulia Urso. Per ora ha messo insieme un quarto della cifra, mancano 75mila euro. Ma, giura lei, stanno arrivando donazioni da tutta Europa. I numeri forniti da Alessandro Onorato della Lista Marchini sono diversi: «Si tratta di 180mila euro di canoni mai pagati», dice, sostenendo anche che il Pd «si era autoridotto l’ affitto da 1.200 a 100 euro». La novità? È che il Tar del Lazio ha dato ragione al commissario Tronca, confermando lo sgombero. I giudici amministrativi della II sezione hanno respinto il ricorso della Federazione romana del Partito democratico: «Il provvedimento impugnato si configura come un atto dovuto», sta scritto nell’ ordinanza, «conseguente al fatto che, nonostante la pluriennale occupazione dell’ immobile, la parte ricorrente», il Pd, «non risulta allo stato titolare di alcun atto di concessione». Il Tar ha anche condannato i compagni di via dei Giubbonari a pagare le spese di giudizio. Ma la concessione c’ è, ribattono quelli del circolo “Regola Campitelli”, ed è datata 1946. Però durava un solo anno, in quanto quel palazzo doveva essere demolito di lì a poco. Poi si sa come vanno le cose in Italia: quella che fu la Casa del Fascio sta ancora lì e sono passati settant’ anni. Il palazzo rimane, è il Pd che deve andarsene. «Ma noi siamo pronti a resistere», insiste il segretario del circolo, annunciando un altro ricorso, stavolta al Consiglio di Stato: «Lunedì decidiamo». Intanto, l’ argomento diventa tema di campagna elettorale. Inflessibile Virginia Raggi, candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle: «Il Pd non è al di sopra della legge, si deve sgomberare la sede di via dei Giubbonari, se necessario, gli spazi sociali da preservare sono altri». O i democratici pagano entro pochi giorni gli arretrati al Comune, comprensivi di interessi, oppure – è l’ aut aut del Codacons, – «l’ immobile che ospita la storica sede del partito dovrà tornare nelle disponibilità dell’ amministrazione, con le buone o con le cattive». riproduzione riservata.
salvatore dama
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