16 Giugno 2001

Morì per tumore, fumo sotto accusa

Morì per tumore, fumo sotto accusa.
I legali dell?uomo e il Codacons hanno fatto ricorso in appello contro l?Ente Tabacchi.

Morì per tumore, fumo sotto accusa
Una consulenza per dimostrare il nesso fra il decesso e l?uso delle sigarette


POCHI minuti di udienza per riservarsi la decisione sulla possibilità di accogliere la richiesta di una consulenza sul nesso tra la morte di un fumatore (avvenuta nel dicembre del 1996) e l`uso di sigarette. Davanti al giudice Lucia Pignatelli, della prima sezione civile della corte d`appello di Roma, si sono presentati ieri mattina gli avvocati del Codacons e dei familiari dell`uomo e i rappresentanti legali dell`Ente tabacchi italiano. In primo grado – ha spiegato Carlo Ramadori, avvocato dell`associazione dei consumatori – la consulenza non era stata ammessa ma «questa corte d`appello tempo fa ha scritto un`ordinanza ammissiva di consulenza e anche in questo caso quindi la richiesta dovrebbe essere accolta». I legali dell`Ente tabacchi italiano si sono opposti. La decisione dei giudici dovrebbe essere resa nota a breve.
La sentenza di primo grado con la quale fu respinto il ricorso dei familiari del fumatore deceduto e del Codacons risale all`8 gennaio dello scorso anno. L`uomo morì all`età di 70 anni e fumava fin da quando ne aveva 17.
Nel `95 lo colpì la grave malattia e l`anno dopo morì. Il ricorso fu presentato al tribunale civile con una richiesta di risarcimento danni nei confronti dell`Ente tabacchi italiano per avere «dolosamente o colpevolmente omesso la pubblicazione delle avvertenze sui pericoli del fumo e sugli effetti della dipendenza da nicotina».
Il ricorso fu bocciato perchè i giudici ritennero che la pericolosità delle sigarette sta nel comportamento del consumatore e non nella sigaretta in sè che non è un prodotto pericoloso. La mancata informazione da parte dell`Eti fu considerata irrilevante poichè le sigarette diventano pericolose qualora finiscano nelle mani di un consumatore anomalo.
«Allorchè si avvicina al fumo – scrissero i giudici di primo grado – il consumatore non può non sapere che le sigarette costituiscono fonte di pericolo, la circostanza è un dato di comune esperienza e la legge del `90 (che prevede le scritte sui pacchetti di sigarette che indicano il pericolo per i fumatori) non ha efficacia retroattiva».

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