Monti avverte i partiti «Non toccate il decreto e il Paese avrà crescita»
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fonte:
- La Sicilia.it
Roma. Parte la fase due, quella della crescita, sulla quale il governo intende spingere rendendo meno ingessato il sistema economico italiano attraverso le liberalizzazioni e, la prossima settimana, un nutrito pacchetto di semplificazioni. E mentre il «fronte del no» aumenta le proprie schiere c’ è anche chi, come gli industriali, plaude alle misure varate. Perplessi i partiti che annunciano la loro intenzione di modificare il testo. Anche se il premier, Monti avverte: «il Parlamento è sovrano, ma sconsiglieremmo di fare variazioni che dovessero far venir meno la logica di insieme». Monti lo dice col consueto garbo, ma il messaggio ai partiti suona esplicito: il decreto sulle liberalizzazioni non sarà stravolto nel suo impianto, con buona pace di Pdl, Pd, Lega e quanti altri già piantano paletti. L’ appoggio con riserva dei partiti non sembra preoccupare il premier che da Tripoli avverte: «Il decreto è un provvedimento complesso così com’ è, corposo e incisivo, ha una sua logica di insieme che noi, come governo, illustreremo al Parlamento e ai partiti». E sono appunto «sconsigliati» cambiamenti: «È sempre vero che nella vita umana si può fare di più nel bene, ma anche nel male», ironizza il premier. «Del resto, chi dice di fare di più auspica che questo accada in settori cui non appartiene, spingendo invece a fare di meno nel suo settore». Sul testo, ancora atteso al Quirinale con la bollinatura della Ragioneria per l’ esame, sono divisi i consumatori: alcuni ritengono che le misure siano insufficienti (Codacons). Altri (Adusbef e Federconsumatori) calcolano un risparmio di tutto rispetto per le famiglie: mille euro l’ anno. Il governo va avanti: il sottosegretario alla Presidenza, Catricalà, ispiratore di molte delle norme del pacchetto, spiega che «ci sarà un periodo di attesa dei mercati e di diffidenza delle categorie, ma siamo sicuri di vincere la diffidenza e infondere la giusta fiducia». Inoltre, l’ effetto sull’ economia sarebbe benefico: «Il piano del governo dovrebbe portare a un aumento di Pil di un punto e mezzo nel medio periodo e, nel lungo periodo, a una crescita pari a quella dei partner europei più avanzati». Ma l’ obiettivo è ancora più ambizioso ed è contenuto della nota di palazzo Chigi dove si ricorda che, secondo studi dell’ Ocse, con le norme sulle liberalizzazioni e le riduzioni delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri Paesi euro, il Pil potrebbe salire dell’ 11%, i consumi dell’ 8% e i salari reali di quasi il 12%. Ma Monti aggiusta il tiro su questo punto: «Alzare gli stipendi non dipende dal provvedimento sulle liberazlizzazioni. Sarebbe bello, ma non è così. Però maggiore concorrenza apertura dei mercati significano minori rendite di posizione. Quindi, a parità di condizioni, prezzi più bassi che moderano il costo della vita». Comunque, «le disposizioni consentiranno nel breve periodo di traghettare l’ economia nazionale fuori della spirale recessiva». I politici vanno in ordine sparso: tra i moltissimi commenti sia il segretario del Pd, Bersani, sia il capogruppo del Pdl, Cicchitto, annunciano modifiche in Parlamento. Bersani spiega: «Proporremo di più». Secondo Cicchitto, «è evidente che il provvedimento andrà approfondito a livello parlamentare». Il presidente della Camera, Fini, promuove il provvedimento. e per Casini si tratta di «una cosa seria, mai fatta prima». Storce il naso il numero uno della Cgil, Camusso, soprattutto sui salari: «Se il governo ha detto una cosa di questo tipo, ha detto una cosa di cui non si capisce la natura». Giudizio positivo invece dal segretario della Cisl, Bonanni: le norme «sono il primo segnale di rottura della staticità italiana sui temi di una maggiore concorrenza». Per il segretario della Uil, Angeletti, «rappresentano un primo passo verso la crescita, ma ne va verificata l’ effettiva attuazione ed efficacia». Un plauso arriva anche dal presidente di Confindustria, Marcegaglia: «Le liberalizzazioni sono sacrosante. Il governo vada avanti». Il segretario dell’ Ugl, Centrella, nota invece che «saranno più apprezzate dai mercati che dai cittadini». E Confartigianato chiede che ora si affronti il tema dei pagamenti arretrati della P. A. Scioperano i ferrovieri dell’ Orsa. Tra i «colpiti» dalle misure l’ amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, conferma che il groppo è pronto a cedere anche l’ intera quota di Snam e precisa: «Cercheremo, ovviamente, di realizzare il massimo possibile dalla dismissione di questa partecipazione».
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