MONTAGNANA PALIO, LASCIAMO STARE I CAVALLI
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fonte:
- Il Gazzettino
Ho appreso dai mezzi di informazione che dall’ 8 agosto al 6 settembre è in svolgimento il 39. palio dei 10 Comuni a Montagnana. Per avere maggiori informazioni ho consultato il sito web del palio http://www.palio10comuni.it/ Il programma è ricco e segue i canoni delle rievocazioni storiche presentando tenzoni di arcieri, musici, sbandieratori, mostra del pittore del palio, cena medievale, mercato medievale di antichi mestieri, sfilata storica, grande battaglia e incendio della rocca e per finire la corsa dei cavalli. Quella di Montagnana è insignita del titolo di “Miglior rievocazione storica in Italia. Premio Italive 2013 Codacons in partnership con Autostrade per l’ Italia e Coldiretti.”; è sostenuta da parecchi sponsor e partnership ed è addirittura consigliata sul sito di “Very Bello!”, recente invenzione telematica del Ministero dei Beni Culturali. Leggendo il programma, si percepisce un gran desiderio di ritorno al passato, di rivivere le tradizioni medievali ma il concetto di tradizione fornisce spunti di riflessione quando in una manifestazione storico-culturale vengono usati gli animali. In questo caso tocca ai cavalli che, cavalcati da fantini, dopo l’ attesa nervosa alla partenza, vengono costretti a correre per pochi minuti in una corsa che spontaneamente non farebbero mai. In svariati palii su e giù per l’ Italia, qualcuno di loro a fine corsa non è mai arrivato, stramazzato al suolo morto o ferito irrimediabilmente. Quando si contesta questo genere di spettacolo, spesso la giustificazione è quella del rispetto della tradizione storico-culturale ma qui la tradizione non conta, essendo questa corsa risalente a 39 anni fa. Rispetto il lavoro, quindi l’ interesse economico, che c’ è dietro questa manifestazione. In tempi di allarmante disoccupazione, non mi scaglio certamente contro il diritto al lavoro delle persone ma a favore del diritto degli animali a non lavorare e vorrei che ogni lavoro al mondo non calpestasse questo diritto. Ammiro l’ impegno di artisti, musici, sbandieratori, tamburini, dame, cavalieri, principi, alfieri, dotti, araldi: per loro lavorare è un diritto e in occasione della loro festa credo che sia anche un piacere mentre per i cavalli è una schiavitù. Montagnana ha il diritto e l’ onore di mantenere la tradizione del Palio ma lo faccia con giornate di studio, convegni, conferenze, proiezioni di film e documentari, mostre, laboratori didattici, giochi, sfilate in costume. Ci sono tante idee stimolanti per onorare una tradizione ma credo che la corsa dei cavalli sia uno spettacolo anacronistico e diseducativo, soprattutto per il mondo dell’ infanzia, per nulla portatore di quei valori necessari per vivere in armonia col mondo animale. Oggi è difeso strenuamente da una cerchia sempre più stretta di persone tanto che in alcuni luoghi si è rinunciato alle tradizionali corse di animali, sostituendole con gare di abilità o di velocità disputate dalla popolazione, anche con il coinvolgimento di bambini e bambine. Mi rivolgo alle autorità istituzionali, politiche, scolastiche ma soprattutto mi rivolgo alle famiglie, chiedendo loro di non approvare una simile iniziativa per la valenza negativa del suo messaggio. Ho visto il video dell’ edizione 2012 e non ho visto “una prova emozionante ed entusiasmante” bensì inquietante: la sola “forza” che ho visto è stata quella dei fantini che frustavano e battevano i loro cavalli. Uno di loro è caduto in curva (chissà che fine ha fatto?). Tre fantini sono caduti da cavallo e scampati al pericolo della corsa. Come se non bastasse lo sfruttamento degli cavalli, ecco apparire alla fine della corsa un gallo imprigionato in una gabbia lignea dato in premio. C’ è “intelligenza” in tutto ciò? Al pathos tribale di contradaioli e contradaiole ho fatto l’ abitudine ma la scelta del Ministero dei Beni Culturali di considerare questo spettacolo Very Bello! è inaccettabile: nessuna cultura deve basarsi sullo sfruttamento di alcun essere senziente. Mi vergogno che la cultura italiana nel mondo sia rappresentata da simili esempi di arretratezza culturale e degrado specista, ignari dei più elementari concetti di etologia. La conta dei morti al palio è impressionante: il primato è detenuto proprio dai palii più illustri. Dopo quello di Siena, con 50 cavalli morti dal 1970 a oggi, viene Asti (11 cavalli morti dal 2003 a oggi), e poi Ferrara, Buti, Ronciglione, Perugia, Savigno, Belpasso, Piazza Armerina, Acate, Fucecchio, Servigliano, Floridia, Sedilo, Pistoia, Bomarzo, Feltre. I cavalli non sono macchine e neppure fenomeni da baraccone da sfruttare per un giro d’ affari che sarà pure Very Bello! per l’ economia ma Very Brutto! per l’ etica. Paola Re Tortona (Al)
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