11 Agosto 2009

Monsignor Domenico Segalini: “Idolatria immorale”

Sarà anche una forma di «idolatria immorale», come ha tuonato ieri monsignor Domenico Segalini vescovo di Palestrina e segretario della Commissione episcopale per le migrazioni, ma il jackpot da oltre 127 milioni in palio questa sera per il Superenalotto sta facendo sudare l’Italia più dell’afa agostana. Sarà perché dal 31 gennaio nessuno è riuscito più a centrare la fortunata combinazione, sarà perché il montepremi è il più alto mai messo in palio in Europa (il Powerball, che si gioca in 30 stati Usa, attualmente ha un jackpot di 186 mln di dollari, pari a circa 131 mln di euro) o sarà più semplicemente perché una montagna di milioni fanno gola a chiunque, specie in un momento di crisi economica quale quello attuale. Fatto è che il ritardo del "sei" (che manca da 81 concorsi) non sembra scoraggiare nessuno. Né i giocatori più incalliti né i nuovi scommettitori. Che sono molti, a quanto pare, visto che stando ai dati diffusi dall’agenzia "Agipro News" nel terzo concorso di agosto sono state fatte puntate per 54,7 milioni di euro. Così, dall’inizio del mese la spesa è stata di 164,6 milioni di euro: 27,4 milioni ogni 24 ore, contro una media di 14 milioni al giorno di luglio, per un incremento pari al 95,7%. Una crescita che arriva al termine di sette mesi da record. Da gennaio a luglio, infatti, gli italiani hanno speso un miliardo e settecento milioni nella caccia al "sei", contro il miliardo circa dell’analogo periodo del 2008. Stranezze di un paese sull’orlo della recessione dove tirare la cinghia è diventato sport nazionale, la cassintegrazione aumenta a ritmi vertiginosi e l’economia non accenna a ripartire. Ma un vincitore, di certo, c’è già. Ed è lo Stato che in un periodo di febbre alta da gioco ha visto lievitare le proprie entrate, anche in considerazione del fatto che il Superenalotto è il concorso in cui più alta è la quota di ritorno (l’Erario trattiene il 49,5% di tutte le puntate). Così se dal momento dell’ultimo sei gli italiani hanno investito sulle schedine una cifra che supera l’1,63 miliardi di euro (Una media di 20,4 milioni a estrazione. Dato destinato a salire visto che la terza estrazione di agosto il monte delle puntate è salito fino a 54,7 milioni) nelle casse dell’Erario sono rimasti ben 820 milioni di euro. Un tesoretto vitale in un momento di crisi così profonda dell’economia. Ed è una importante boccata d’ossigeno quella che è arrivata nelle casse statali dall’intero comparto dei giochi: nei primi sette mesi del 2009 infatti, secondo i dati dei Monopoli di Stato, la raccolta ha raggiunto la cifra di 30,5 miliardi di euro ha conferma del trend positivo (+12,25%) registrato rispetto allo stesso periodo del 2008 quando si toccò quota 27,2 miliardi. Una montagna di soldi che certo fanno gola alle disastrate casse dello Stato, l’unico ad avere tutto da guadagnare da queste febbre che spinge gli italiani in coda alle ricevitorie.  Logico allora pensare che resterà lettera morta l’allarme lanciato dal Tar del Lazio la scorsa settimana nell’ordinanza con cui ha rigettato il ricorso del Codacons contro il montepremi esagerato del Superenalotto. «Per quanto si possa inferire con ragionevole probabilità un aumento delle ludopatie anche per effetto dell’attrazione indotta nei consumatori del gioco stesso da detto accumulo del "Jackpot" – hanno scritto i giudici della II sezione – tal vicenda può evidenziare profili di nocività sociale ed economica non del tutto chiari in sè». L’ultima spiaggia, per molti. Buttare i dadi della fortuna per cavarsi dalla melma delle difficoltà di tutti i giorni. Il popolo degli scommettitori alla grande prova del Superenalotto dei record.

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