7 Novembre 2020

Molte lezioni ancora in presenza Il Tar riapre le scuole in Puglia

ROMA Con il nuovo lockdown nelle zone rosse e le limitazioni imposte a tutte le scuole dall’ ultimo Dpcm, da ieri sono a casa 4 milioni di studenti ma in realtà a conti fatti saranno molti gli alunni che frequenteranno la scuola in presenza, ben oltre le aspettative, date le numerose deroghe al principio di tenere i ragazzi a casa. Non è sicuramente insomma un lockdown come quello di marzo, innanzitutto perché, anche nelle zone rosse, i bambini più piccoli, fino alla prima media, continueranno ad andare a scuola. E intanto proprio oggi anche la Flc Cgil, secondo quanto si apprende, avrebbe messo la propria firma sul contratto sulla didattica a distanza, già firmato nelle scorse settimane da Cisl e Anief. Il ministero dell’ Istruzione, conseguentemente, emanerà nelle prossime ore una nuova nota sulla gestione della Didattica digitale integrata. Nonostante quindi siano partite le zone rosse in classe – che prevedono didattica a distanza al 100% dalla seconda media a tutte le superiori – andranno in classe gli alunni che devono svolgere attività di laboratorio o esercitazioni pratiche, purché avvengano nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza, studenti impegnati in percorsi per le competenze trasversali, alunni con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento per i quali sia preferibile la scuola in presenza, gruppi di alunni che siano compagni di classe di ragazzi con disabilità per permettere al disabile di interagire ed avere una effettiva e reale inclusività. Bambini a scuola anche nella Puglia “arancione” dove da fine ottobre il governatore Emiliano aveva disposto la didattica a distanza per tutte le scuole salvo quelle dell’ infanzia, superando in severità quanto previsto dal Dpcm persino nelle regioni rosse. La terza sezione del Tar della Puglia ha sospeso l’ efficacia dell’ ordinanza regionale, accogliendo un ricorso presentato dal Codacons di Lecce e da alcuni genitori salentini. Per il Tar, il provvedimento regionale «interferisce, in modo non coerente, con l’ organizzazione differenziata dei servizi scolastici disposta dal sopravvenuto Dpcm del 3 novembre». Quattro milioni di studentiinteressati alle restrizioniimposte dal Governo.

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