6 Maggio 2006

Moggi, l`uomo che ha trasformato gli scandali in barzellette

Ora che ha il faro puntato contro gli occhi, anche Luciano Moggi sente un brivido lungo la schiena. Lui, l uomo freddo, vincente e soprattutto perennemente semi-immerso nella penombra, non deve essere tanto abituato alla luce. Anche per un uomo esperto come lui la vita non ha smesso di riservare esordi inattesi e prime volte . Luciano Moggi non si era mai trovato con in mano il coltello dalla parte della lama. E ora che è chiamato a salire sul banco degli imputati, almeno davanti al tribunale dell opinione pubblica, prova un disagio che gli è nuovo. Tanto da non rispondere nemmeno ad uno dei suoi tanti telefonini in tasca: gli stessi, probabilmente, con cui ha chiaccherato amabilmente nell autunno del 2004 con il designatore Pierluigi Pairetto ed altri quattro arbitri. Oggi li tene spenti, e comunque preferisce non pigiare il tasto verde, se non per rilasciare alle agenzie una dichiarazione anoressica, e che suona già come una prima difesa: “E tutto a posto“. Non la pensa così il mondo dei tifosi e degli appassionati di calcio di tutta Italia: il Direttore Generale di una squadra di calcio, qualunque essa sia, a maggior ragione se prestigiosa e vincente, non può e non deve chiamare il designatore degli arbitri con lo scopo piazzare gli uomini giusti al posto giusto. o, almeno, così la pensano gli sportivi, i tifosi, gran parte dei giornalisti, sportivi e no: per dirla in breve, così la pensa l opinione pubblica. Basti pensare che sulla vicenda si è espresso addirittura il Codacons, che è arrivato a chiedere accertamenti sugli errori arbitrali a favore della Juve: “La leggenda metropolitana vuole che la Juventus vinca gli scudetti solo grazie ai favori arbitrali“, spiega il Codacons, che poi conclude nons enza un pizzico d ironia: “Non vogliamo prestare fede a queste dicerie“. Qualcosa è successo, in pratica, l uomo forte e buio del calcio italiano non è più un intoccabile. Classe 1937, un passato da calciatore picchiatore senza troppo futuro , come ammette lui stesso, la scalata all olimpo del pallone di cuoio di Luciano Moggi inizia soltanto nel 1979 quando approda alla corte giallorossa. Tre anni più tardi, nel 1982, comincia l`epopea del Torino insieme all`amico Nizzola, per poi consacrarsi come manager di successo nell state 1987, quando passa al Napoli di Maradona, e sotto il Vesuvio è un turbine di scandali contornati da camorristi e cocaina. Dalla primavera 1991 è al Torino di Borsano: signore-squillo per gli arbitri, giocatori-fantasma, fondi neri, e lo scandalo Lentini. Due anni più tardi Luciano Moggi torna di nuovo alla Roma, fra veleni e sospetti, da despota del calciomercato, che ha già tramandato la sua dote al figlio, poco più che ventenne, che diventa procuratore di calciatori. Nella primavera del 1994, infine, la svolta: Moggi viene ingaggiato dalla Juventus come un clandestino, e la Vecchia Signora precipita in un gorgo di intrighi, sospetti e polemiche, culminate in questi giorni con la pubblicazione delle intercettazioni tra Moggi e il designatore Pairetto. Polemiche e scandali che mai come in questi anni hanno investito la Signora bianconera. A cominciare dal processo per l uso dopante dei farmaci negli spogliatoi della Juventus, che nel febbraio scorso ha visto una condanna a un anno e dieci mesi di reclusione per il medico sociale Riccardo Agricola ed una assoluzione all amministratore Antonio Giraudo per mancanza di prove. Il capo dello staff medico della Juventus, secondo il giudice Giuseppe Casalbore ha utilizzato “tutti i possibili espedienti per ottenere miglioramenti nelle prestazioni dei giocatori“. Oltre al medico sociale e all`amministratore delegato, nell`inchiesta dopingdal pm Raffaele Guariniello e riguardante la somministrazione illecita di farmaci e sostanze ai giocatori negli anni tra il 1994 e il 1998 erano stati indagati Alessandro Del Piero, Angelo Di Livio, il francese Didier Deschamps, il direttore marketing Romy Gai, il vicepresidente Roberto Bettega e il direttore generale Luciano Moggi. Non c è che dire che tanto per l ex ferroviere, così come per Antonio Giraudo e Roberto Bettega, la situazione si è fatta ora davvero critica. Alle sentenze della magistratura si sono aggiunte ora le cimici degli inquirenti, tanto che si sollevano sempre più le voci di chi chiede un ricambio ai verdici della dama in bianconero. La Triade, del resto, governa dall estate del 1994. Grazie a lei la Juventus ha vinto tanto senza spese folli, con meriti non inferiori alle ombre. Sul bilancio complessivo di questi dodici anni, però, pesano però i tanti errori arbitrali, o almeno riconosciuti come tali dalla gran parte degli osservatori, che si sono dimostrati decisivi per i bianconeri e fatali per gli avversari. Come il calcio di rigore negato a Zamorano nel big match Inter Juve di 8 anni. La Juve, vinse quel matc e, poche giornate dopo, anche lo scudetto. Era il 1998: sulla panchina nerazzurra sedeva un certo Gigi Simoni, che reagì al torto subito con dichiarazioni al vetriolo contro l arbitro e i vertici bianconeri. Da allora il club torinese vincerà altri due scudetti, tutti inevitabilmente accompagnati da roventi polemiche sulla correttezze dei fischietti di fronte alla Vecchia Signora.

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