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19 Luglio 2013

Modena: «L’ inchiesta? Un castello di carte»

Modena: «L’ inchiesta? Un castello di carte»

 

 

di Carlo Gregori «Questo scritto non vuole essere la difesa del mio operato o dell’ operato dei miei ex collaboratori. Alla mia difesa penseranno i miei avvocati e il giudizio sulla mia innocenza o sulla mia colpevolezza sarà di spettanza del Tribunale. Credo tuttavia che, a distanza di più di due anni dall’ inizio della vicenda, considerando anche i tempi della giustizia, io abbia il diritto e il dovere di raccontarmi e di far conoscere le mie verità». Così inizia “Il caso cardiologia”, il volume di memorie sulla sua vita e sulla clamorosa vicenda di “malasanità” scoperchiata da una complessa inchiesta della Procura di Modena, prossima alle richieste di rinvio a giudizio; memorie ora pubblicate dall’ editore modenese Il Fiorino in vendita in libreria e in edicola. Le ha scritte la professoressa Maria Grazia Modena che, anche se estranea da accuse di maneggio di denaro, è una figura di primo piano secondo la pubblica accusa nella malagestione della Struttura complessa di Cardiologia del Policlinico e di Emodinamica. I fatti sono stati raccontati innumerevoli volte e la Modena raccoglie un ampia rassegna degli articoli su di lei. «Ho saputo di questo volume – commenta laconico il procuratore capo Vito Zincani – ma non l’ ho ancora visto. In ogni caso, è frutto di libera espressione». Inciderà sulle indagini? «No comment». Venendo al contenuto, scrive la Modena nell’ introduzione di avere iniziato il testo nel novembre scorso, quando era agli arresti domiciliari, consolata dal marito e dal suo cane, Manhattan. «La mia prima impressione dopo lo schock dell’ arresto e la lettura degli atti è che questa indagine abbia prodotto un ingegnoso “castello di carte”». A suo avviso, tutte le accuse si fondano su «deposizioni di alcune persone, senza aver acquisito le testimonianze di conferma o di confronto da parte del maggior numero di coloro che vivono e operano in Cardiologia». Nella sua storia elenca infatti documenti e opinioni che dimostrerebbero un’ altra verità, a suo favore, che però sarebbe stata sottaciuta dai vertici sanitari, universitari e politici. Perché di questo si è trattato: di un evento precipitato fino allo smantellamento dello staff, agli arresti e alle sue dimissioni nato dall’ esposto degli “Amici del cuore” dopo la complicanza occorsa nell’ ottobre 2010 al suo presidente Gianni Spinella. Esposto che, secondo la Modena, ebbe una inusitata risonanza mediatica e politica e che diventò un caso nazionale con l’ interpellanza parlamentare di Leoluca Orlando. È sicuramente pungente la sua ricostruzione di “Chi alimentò il caso cardiologia”. Oltre a Gianni Spinella, «da sempre considerato lo stratega della cardiologia modenese» e mentore di Zennaro, ecco Daniele Giovanardi, ex direttore del Pronto soccorso e vice di Emergenza urgenza, che da amico diventa detrattore acerrimo, autore di un libro bianco e autore di un esposto; il Codacons con un suo esposto; il cardiochirurgo Roberto Parravicini, che da amico diventa nel novembre 2009 suo avversario a suo avviso per una nomina mancata; il professore associato Gioacchino Coppi, grande accusatore di Sangiorgi. Restando a Sangiorgi e allo staff dei medici arrestati, la Modena ricorda l’ arrivo di Sangiorni al Policlinico – sul quale si erano a lungo soffermati anche il procuratore capo Vito Zincani e il pm Marco Niccolini nel corso delle indagini. Nel gennaio 2009 la dottoressa Eloisa Arbustini del San Matteo di Pavia fece il nome di “Max”. «Con il suo arrivo nel febbraio 2009 la Cardiologia del Policlinico raggiunse i massimi livelli e scatenò le più insidiose invidie (con le sue “dimissioni” avvenute il 31 marzo 2011 cominciò la rovinosa fine del reparto)», ricorda la prof. Contrariamente alle accuse di aver creato uno staff che mirava a gestire la sperimentazione occulta di materiale biomedicale fornito dalle aziende per le quali poi si percepivano illegalmente soldi su finte onlus oltre che pubblicazioni scientifiche manipolate, la Modena ricorda così quel pool di cardiologi composto da medici, dottorandi e borsisti: «Con l’ arrivo di Sangiorgi si registrò in quei due anni un incremento di attività, di attrazione dei pazienti che necessitavano di procedure complesse e pertanto di fatturato del Policlinico (la Direzione ne era molto soddisfatta) accanto a un aumento dell’ attività di didattica e di ricerca con un coinvolgimento di tutti, soprattutto di giovani». Vedeva poco i “masterandi”, tranne Politi, ricorda; di Biondi Zoccai dà il ritratto approfondito di un medico sfuggente: «Dopo la “scomparsa” di Sangiorgi, cominciò a essere sempre più distaccato e defilato» sino alle sue improvvise dimissioni del 31 dicembre 2011. In conclusione, la Modena in tutto il suo scritto sostiene che la caduta della “sua” Cardiologia, l’ inchiesta, l’ arresto, e la sua estromissione sono frutto di un disegno politico al quale l’ allora direttore generale Cencetti non riuscì a resistere, nonostante i numerosi attestati di lode precedenti. «Sono convinta che, prima o poi, qualcuno dovrà lavare con la lingua il mio camice sporcato da altri», commenta con rabbia.

 

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