20 Aprile 2019

`Missione quasi impossibile per il settore alimentare `Vendite trainate dalle tradizioni culinarie, ma cresce

umbro che deve recuperare il 18 per cento rispetto al 2018 la quota dei tanti che scelgono di mangiare al ristorante
I NOSTRI SOLDI Anche le abitudini alimentari e culinarie di Pasqua vacillano di fronte al lungo ponte di primavera. Si prospetta, infatti, una spesa sottotono pur con prezzi stabili per i prodotti tipici di tale ricorrenza. Chi resta a casa si attrezza per colazione e pranzo pasquali, all’ insegna della tradizione, dalla torta al formaggio all’ agnello. Si sta sempre più allentando l’ appeal dei prodotti industriali, colombe in primis, mentre attratti da prezzi civetta, i consumatori arrivano a spendere anche oltre 70 euro al chilo per le uova di cioccolato. Considerando la settimana precedente la Pasqua 2018, in Umbria il settore Gdo, compresi piccoli e medi esercizi, per tornare a quei livelli di spesa dovrebbe recuperare il 18%, almeno stando ai dati Nielsen (che non tengono conto dell’ eCommerce). «Una percentuale che non sarà possibile recuperare osserva Lucio Tabarrini, presidente regionale Federcarni in quanto la spesa quest’ anno è condizionata dal lungo periodo di vacanza di cui, ad esempio, usufruiranno molti dipendenti pubblici: gli acquisti di conseguenza si riducono. Con la Pasqua alta i fatturati di negozi e supermercati stentano, mentre i ristoranti della riviera adriatica sono presi d’ assalto». Un dato confermato da Fipe Confcommercio che segnala il tutto esaurito nei ristoranti, grazie a turisti italiani e stranieri. Uscite agevolate anche dalla politica dei menu tipici che attraggono soprattutto over 40 e famigliole. CHI RESTA IN CITTÀ Chi ha programmato di restare in città si destreggia tra i volantini e le offerte di negozi e supermercati che tengono i prezzi pressoché stabili o in discesa. In caduta libera, ad esempio, quelli di alcuni marchi delle colombe industriali i cui prezzi medi, rispetto a tre anni fa, sono scesi di anche due euro. Considerando alcune rilevazioni del Codacons di Perugia in alcuni supermercati cittadini, in media per una colomba tradizionale si spendono 2,95 euro, mentre a Pasqua 2016 il prezzo al chilo si aggirava sui 5 euro. Per i brand più quotati si possono anche superare i dieci euro. «Abbiamo notato la tendenza ad applicare prezzi civetta osserva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria con note marche proposte in offerta. Invitiamo invece a osservare con attenzione ai prezzi delle uova di cioccolato: ci sono marchi che li propongono anche ad oltre 70 euro al chilogrammo». Così, si scopre che per un uovo proposto in offerta si spendono 9,90 euro per 210 grammi di cioccolato, ovvero 47 euro al chilo. Guardando ai prezzi degli stessi prodotti rilevati a Pasqua 2016, nonostante le offerte, si osservano aumenti dal 15 al 17%. Si mantiene su livelli stabili il prezzo dell’ agnello, altro prodotto molto caro alla tradizione umbra. Nei tre supermercati osservati da Codacons, il listino di un agnello intero al banco varia da 5,49 a 10,90 euro al chilogrammo. «Le vendite di prodotti come il castrato si sono notevolmente ridotte negli ultimi anni spiega Tabarrini e nonostante l’ agnello umbro quest’ anno sia di qualità superiore siamo certi che non rifaremo i numeri dello scorso anno nonostante i prezzi siano rimasti gli stessi. Ma è opportuno che i consumatori imparino a distinguere il valore dal prezzo, altrimenti diventa un problema per tutta la filiera, compreso il cliente per il quale il motto mangiare meno, mangiare meglio specie in questo periodo dovrebbe emergere in modo importante. Se consideriamo che in alcuni casi un chilo di colomba industriale costa meno di un chilo di pane qualche domanda dobbiamo porcela». Sui consumi di agnello la Cia dell’ Umbria parla di consumi crollati in 5 anni, -75% con gli allevatori che denunciano situazioni insostenibili. «Le richieste si sono ridotte moltissimo spiega Antonello Marceddu, presidente Cia Orvieto-Fabro e anche per il mercato umbro il consumo è quasi finito. Gli allevatori sono costretti a rivolgersi al mercato spagnolo o all’ industria del pet food: i commercianti ci dicono infatti che la carne non venduta per il consumo umano, che resta nelle celle frigorifere, alla fine viene acquistata dalle ditte che producono alimenti per cani e gatti». IL FAI DA TE Resiste ma ormai a macchia di leopardo la tradizione del fai-da-te che in Umbria fino a qualche anno fa era un must. «In questa settimana c’ è stata una corsa crescente all’ acquisto degli ingredienti per preparare in casa torte salate e dolci della tradizione», osserva Carla Falcinelli. Ma anche questo è un fenomeno destinato ad assopirsi. «La tradizione resiste ma è destinata a perdersi nelle nuove generazioni», aggiunge Tabarrini. «Tra gli artigiani umbri in ogni caso c’ è molta qualità e i prezzi sono adeguati per le materie prime che vengono utilizzate: occorre soffermarsi su queste più che sul prezzo finale». Fabio Nucci © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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