9 Gennaio 2020

«Mio marito ucciso dal ponte: nessuno si è scusato»

udienza preliminare sul crollo del viadotto di annone, cinque alla sbarra la vedova di claudio bertini: ci devono dire rapidamente chi è il colpevole
A poco più di tre anni e due mesi del crollo del ponte di Annone Brianza, che costò la vita a Claudio Bertini, 68 anni di Civate, e nel quale rimasero ferite altre cinque persone, a Lecco si è svolta l’ udienza preliminare. Accolta la richiesta di costituzione di parte civile della famiglia della vittima, delle parti lese e di due enti (Provincia di Lecco e Anas) e del Codacons nazionale. La posizione degli indagati sarà discussa nell’ udienza dell’ 11 marzo. La Procura di Lecco ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque dei sei indagati: Angelo Valsecchi, dirigente della Provincia di Lecco, Andrea Sesana, tecnico del settore viabilità della Provincia di Lecco, Giovanni Salvatore, dirigente Anas, Silvia Garbelli, capo dell’ ufficio grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo e Roberto Torresan, professionista di Busto Arsizio, dovranno rispondere di omicidio colposo, disastro colposo e cooperazione in disastro colposo. Stralciata la posizione di Eugenio Ferraris, dirigente della Provincia di Bergamo. LECCO di Angelo Panzeri «A tre anni e due mesi dal crollo e dalla morte di mio marito Claudio non ho ricevuto né una telefonata né tanto meno una proposta di risarcimento». Augusta Brusadelli, moglie della vittima del crollo del ponte di Annone Brianza (Lecco), avvenuto alle 17.20 del 28 ottobre 2016, era presente ieri all’ udienza preliminare in tribunale a Lecco. La vedova Bertini ha raccontato: «Spero che il processo sia veloce, faccia il suo corso in tempi brevi e venga fatta giustizia: su quanto accaduto ci devono essere dei colpevoli, finora ho visto solo un rimpallo di responsabilità». Augusta e la figlia Valeria, insieme al loro legale, l’ avvocato Biagio Giancola, hanno lanciato un appello: «Chiediamo – ha aggiunto la vedova – che si faccia di tutto per rispettare i termini e rendere giustizia a mio marito. In Italia la morte di una persona è secondaria rispetto ai danni alle infrastrutture, è vero il crollo ha riguardato più persone, ma sotto il ponte di Annone è morta una persona, la sola che avevo. Chiedo che venga amministrata una giustizia giusta: dalla relazione del consulente tecnico emergono chiaramente una serie di responsabilità». All’ udienza preliminare presente anche la famiglia Femiano di Mandello del Lario, assistita dall’ avvocato Vito Zotti. Gaetano Femiano, la moglie Elena Gennari e la figlia che all’ epoca aveva 12 anni si sono salvati per miracolo. «Abbiamo ancora l’ incubo di quel pomeriggio – ricorda Gaetano – e mia figlia è quella che ha avuto i maggiori problemi. Ancor oggi quando sente o legge di un problema sulla viabilità resta turbata». E sui risarcimenti? «Nessuno ci ha finora contattato – proseguono i coniugi Femiano – è scandaloso che litighino tra loro e si scordino di chi ha subito danni da quel crollo». L’ udienza preliminare di ieri ha visto come primo passo la costituzione delle parti civili e la chiamata in causa dei responsabili civili. Davanti al giudice Paolo Salvatore le due Province (Lecco e Bergamo) e l’ Anas si sono rimpallati le responsabilità, quasi che morto e feriti fossero un problema da porre in secondo piano. La relazione del consulente della Procura, professor Marco Di Prisco, docente di ingegneria civile e ambientale al Politecnico di Milano e Lecco, evidenzia le cause del crollo del cavalcavia: «È stato l’ uso improprio del ponte che ha imposto carichi prossimi alla sua capacità ultima, determinando una situazione di carico superiore a quello dei coefficenti previsti». Da qui il collasso della struttura. Dalla relazione tecnica emergono precise responsabilità: la Provincia di Lecco avrebbe dovuto apporre un cartello per limitare la portata massima a 44 tonnellate, escludendo trasporti dalla massa eccezionale. Sono poi coinvolti l’ Anas, che avrebbe eseguito l’ ultima manutenzione sul cavalcavia nel 1983, e che quindi sarebbe responsabile del suo cattivo stato, e la Provincia di Bergamo responsabile di aver concesso un permesso di trasporto eccezionale senza svolgere alcuna verifica effettiva. L’ 11 marzo si discuterà della richiesta di rinvio a giudizio dei cinque dei sei indagati e saranno presenti le parti civili ammesse, gli eredi di Claudio Bertini, la famiglia di Mandello e il conducente della vettura rimasta in bilico sul vuoto, quindi la Provincia di Lecco, Anas e il Codacons nazionale, quest’ ultimo rappresentata dall’ avvocato Marco Colombo. «Gli enti devono garantire la massima sicurezza delle strade – ha detto – e ci batteremo in questo processo affinché emergano precise responsabilità». Il Codacons Lombardo, sempre rappresentato dall’ avvocato Colombo, che tra l’ altro chiedeva di chiamare in causa Regione Lombardia, non è stato ammesso fra le parti civili al pari dell’ Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro) che attraverso l’ avvocato Giuseppe Soncinelli, del foro di Pesaro, aveva posto l’ accento sul tema della sicurezza sul lavoro. «Abbiamo portato dei precedenti, si sarebbe potuto ammettere fra le parti civili», commenta ancora l’ avvocato Soncinelli, che ha citato, fra gli altri l’ ammissione dell’ Anmil al dibattimento sull’ affondamento della Costa Concordia, nel processo contro il comandante della nave Francesco Schettino. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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