13 Giugno 2012

Mio figlio bocciato senza un perchè

Mio figlio bocciato senza un perchè

di MANUELA RIBOLLA ? PONTREMOLI ? «NO, PROPRIO non capisco la decisione della scuola: mio figlio, anche se straniero e come tale con più difficoltà di un italiano nell’ imparare a leggere e scrivere, sa fare entrambe le cose. Scrive e legge senza problemi». C’ è amarezza nelle parole della mamma di uno dei cinque bambini bocciati in prima elementare dall’ Istituto «Giulio Tifoni» di Pontremoli, al centro di una polemica diventata di respiro nazionale. La donna accetta di parlare della vicenda del figlio, chiedendo però l’ anonimato proprio per garantire la necessaria riservatezza al piccolo, coinvolto in una vicenda molto delicata. La madre, di origini marocchine e da cinque anni residente in Italia insieme al figlio, è sorpresa della scelta fatta dagli insegnanti e raccontato come anche il bambino non abbia reagito bene alla vicenda. «Con noi non vuole parlare dell’ argomento ? dice la donna ? né affrontare il discorso sulla scuola e sulla bocciatura in particolare. È molto scosso, non capisce il perchè di questa decisione». Una reazione che in tanti hanno avuto in questi giorni, una volta venuto a conoscenza della notizia anticipata dal nostro giornale nell’ edizione di lunedì e rimbalzata poi su tutti i network nazionali: carta stampata, siti internet, telegiornali e trasmissioni televisive (numerose quelle arrivate con le loro telecamere a Pontremoli) si sono interessati a quanto accaduto tra le mura del «Tifoni» al centro di un autentico «caso». Una reazione a catena che ha innescato l’ ira e lo sdegno di molti. La voce del popolo non è però unanime, divisa tra chi incolpa maestri e dirigente scolastico e chi invece vede nei genitori una polemicità forse eccessiva. «Questi bambini sono stati bocciati perché in classi da trenta alunni ? il commento della mamma di un compagno di classe dei bimbi respinti ? in questi casi come si può parlare di didattica e di individualizzazione e personalizzazione dell’ insegnamento?». La causa delle bocciature quindi, secondo i genitori è da ricercarsi nell’ eccessivo numero di alunni presenti in classe, troppi, a quanto pare, per la metratura delle aule. Un argomento affrontato tante, troppe volte durante l’ anno e culminato con il successo del ricorso al Tar, andato a buon fine anche grazie al lavoro dell’ avvocato Giuseppe Romeo del Codacons. «La legge ci ha dato ragione ? ha invece spiegato un papà ? le bocciature non sono che il risultato di una mancata collaborazione tra genitori e dirigenza. Perché la terza classe non è stata richiesta in tempo, sapendo che con un bambino disabile all’ interno delle aule non si poteva superare i ventidue alunni? Si sarebbe evitata una conclusione così poco piacevole per tutti, soprattutto per i bambini». I bambini infatti rimangono le uniche vittime di questa vicenda, che pare aver smosso acque in diversi ambiti. «Si parla tanto di integrazione di disabili ed extra comunitari ? ha poi concluso uno dei genitori ? ma come può avvenire l’ integrazione in una classe con trenta bambini dove risulterebbe molto difficile colmare differenze e conoscersi a fondo?». Gli argomenti rimangono molti e per la maggior parte aperti. Solo nei prossimi giorni infatti si conosceranno gli sviluppi di questa combattuta vicenda che ha smosso, anche se in maniera diversa, tutta l’ Italia.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox