10 Dicembre 2010

Minicar, nuovo incidente mortale si riapre il problema sicurezza

In uno scontro frontale con una Clio ha perso la vita un sedicenne a Cosenza

DA REPUBBLICA.IT

E’ morto nell’ospedale di Cosenza il ragazzo di sedici anni, Silvio Molinaro, di Luzzi (Cosenza), rimasto gravemente ferito ieri sera in un incidente stradale mentre era alla guida della sua minicar. Anche stavolta, come successe qualche mese fa a Roma, si è trattato di uno sontro frontale: la minicar di Molinaro si è infatti scontrata con una Renault Clio nei pressi dell’area industriale di Rende. Nell’incidente stradale sono rimasti feriti altri tre giovani, di età compresa tra i 16 ed i 19 anni, che erano a bordo dell’automobile.

Siamo insomma di fronte a uno degli incidenti più gravi, dove spesso minicar o no, si sono vittime. Ma il "problema" legato alla sicurezza di queste vetturette si riapre ad ogni tragedia.

Sappiamo che queste vetturette hanno un indice di mortalità dello 1,3 per cento (contro lo 0,8 dei ciclomotori e lo 0,8 delle auto), "ma non va dimenticato – spiegano a Gruppo Quadricicli di Confindustria Ancma, l’associazione nazionale ciclo e motociclo – che se è vero che si assiste ad un leggero aumento del numero degli incidenti (+7,9%) e dei feriti (+9,3%), il dato più rilevante appare il sostanziale dimezzamento delle vittime (-44%), che passano dalle 18 unità del 2008 alle 10 del 2009. Si tratta evidentemente del trend più virtuoso tra i veicoli circolanti su strada, soprattutto se confrontato all’andamento della mortalità generale, che nel 2009 ha fatto registrare un valore di -10,3% rispetto all’anno precedente".

Va detto poi che queste
non sono auto, ma scooter che sembrano auto: queste vetturette effettivamente non hanno la scocca portante ma un semplice telaio in tubi ricoperto di pannelli in plastica, proprio come gli scooter. Così vanno prodotti interamente a mano, come le due ruote. Per questo i prezzi delle microcar sono alti (da 10mila euro un su per i modelli più venduti). Inoltre hanno limiti di peso severissimi (al massimo 350 o 400 kg) e altrettanto severi limiti di velocità e potenza (45 Km/h e 5,4 Cv per i quadricicli leggeri e 20,4 Cv per i quadricicli).

Non è un caso poi che il legislatore li equipari in tutto e per tutto, salvo l’uso del casco, ai ciclomotori. "I problemi – ci ha spiegato più volte, fino alla noia e con grande chiarezza Stefano Casalini, uno dei maggiori produttori europei di questi veicoli e presidente del Gruppo Quadricicli di Confindustria Ancma, l’associazione nazionale ciclo e motociclo  –  nascono dal fatto che si continuano a paragonarli alle auto. Ma le microcar sono ciclomotori, solo molto più sicuri: io li definisco "scooter con il casco integrale", che in questo caso non protegge solo la testa ma tutto il corpo".

Casalini ha ragione, ma l’accusa va giù pesante e rilancia con i dati Aci-Istat secondo cui l’1,5% delle microcar circolanti nell’ultimo anno subito un incidente contro solo lo 0,8% delle auto. Senza contare poi che senza cellula di sicurezza, airbag, Abs o sistemi elettronici di controllo della stabilità ogni microcar in caso di incidente con una qualsiasi auto avrebbe di sicuro la peggio. Ed è porprio quello che è successo di nuovo nel dramma di Cosenza.

Ora si aprirà di nuovo la caccia alle streghe, con la folle richiesta di cambiare la legge. "Folle" perché le vetturette sono intoccabili: sono regolamentate da una precisa normativa europea e solo in Italia  –  a causa della drammatica carenza di controlli  –  fanno tante vittime: in Francia ne circolano il doppio ma ci sono la metà dei morti per incidenti stradali su microcar.

Così, tempo fa il Codacons e poi il ministro Matteoli tentarono di aggirare l’ostacolo proponendo la patente a 16 anni: non toccarono la normativa di base dei quadricili leggeri (perché non potevano) e non cercarono di aumentare i controlli su strada (perché non ci sono le risorse). E’ ovvio infatti che dare la patente ai sedicenni farebbe crollare il mercato delle macchinine ed è altrettanto ovvio che una maggiore preparazione dei ragazzi alla guida eviterebbe qualche incidente.

Ma il nocciolo della questione sono i controlli perché  –  grazie all’Istat  –  ci sono le prove che in Italia si fa un uso sconsiderato delle macchinine. Sul fatto che siano tutte, o quasi, truccate, è difficile avere dati o statistiche. Ma sul fatto che sulle microcar si viaggi sempre in due (è vietato, lo si può fare solo se il conducente è maggiorenne, ossia mai…) no: le macchinine hanno infatti un numero di infortunati per veicolo coinvolto in incidente simile a quello delle auto e che dimostra come in Italia anche i più banali controlli non vengono effettuati.

In tema di elaborazioni poi evidentemente pochi sanno che se un minore viaggia sua una microcar truccata è già come se fosse al volante di una macchina vera: in caso d’incidente l’assicurazione non pagherebbe mai e il risarcimento del danno sarebbe tutto a carico del tutore del minore.

Ma torniamo al problema sicurezza. Possibile davvero che non si possa fare nulla per rendere più sicure le macchinine? No: legge o no qualcosa si muove perché anche senza nessuna imposizione – caso unico al mondo – i costruttori di microcar iniziano a rendere più sicuri di quanto consentirebbe la legge i propri veicoli montando airbag, freni a disco, telai rinforzati e sottoponendoli a prove di crash). Per i controlli su strada, invece…

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