26 Febbraio 2019

Milioni di alberi rischiano di caderci in testa

a roma un pino di 30 metri ha schiacciato un’ auto: due feriti gravi
claudia osmetti nLe radici che escono dalla terra e creano un groviglio di fango, sassi e asfalto. Tre auto distrutte, accartocciate come fossero lattine usate. E poi la carreggiata: completamente invasa da quel fusto lungo diversi metri, pesante diversi quintali. Ci sono i vigili del fuoco col caschetto in testa che provano a liberare la strada, lo sguardo (incredulo) sull’ ennesimo disastro della Capitale e in mano una motosega che fa segatura da tutte la parti. Ci sono i militari e ci sono pure le ambulanze, le sirene accese e le lettighe che fanno avanti e indietro. Roma, viale Mazzini, proprio davanti alla sede della Corte dei Conti, ore 9.30 di lunedì mattina. Prima il boato, assordante: dai palazzi intorno si affacciano curiosi e residenti. Poi il crollo, di un pino: centra in pieno una Citroen Zsara, una Fiat 600 e un’ altra automobile. Due persone ferite in maniera seria. Un passante di 43 anni che si è ritrovato gli arbusti sbattuti, violentemente, sulla schiena e un uomo 53enne, era seduto a bordo della sua macchina. Di certo non pensava che un albero gli si poteva abbattere sulla testa così. Li portano entrambi all’ ospedale, uno al Santo Spirito, l’ altro all’ Umberto I. la carica dei trecento Non è la prima volta che, nella capitale, si vedono scene simili. Negli ultimi giorni (complice il maltempo, complice il vento, complice la sfortuna: chissà) sono già finiti a radici all’ aria circa trecento piante. Solo in città. Sono cadute di botto, come le foglie in autunno. Trascinando, però, anche rami e tronchi e l’ intero ambaradan. Il pino di ieri era noto agli esperti del Campidoglio, specifica il quotidiano romano Il Messaggero: nel senso che lo stavano tenendo sotto osservazione, l’ agosto scorso l’ avevano marchiato con una gigantesca ics gialla. Non il timbro dell’ infamia, ma quello della prudenza: il simbolo sulla corteccia serve agli agronomi per capire quali piante abbiano bisogno di un intervento (per esempio la potatura) e quali no. Quel pino l’ aveva. Ma è venuto giù con un paio di folate di aria invernale. «Presenteremo una denuncia penale alla procura», sbotta la Codacons, «ci risulta che nella zona sarebbe stata segnalata la presenza di alberi pericolanti». Facile da credersi, tra l’ altro. «Imperizia, una manutenzione ridotta al lumicino, le malattie: sono tantissime le cause che mettono a rischio il nostro patrimonio verde», commenta Lorenzo Bazzana della Coldiretti: «Poi bastano due giorni di pioggia e arrivederci, è un po’ come per le infrastrutture. Ponti e viadotti hanno bisogno di osservazioni sistematiche, idem gli alberi. Invece in questo caso la manutenzione viene spesso fatta da personale non qualificato, ed ecco le conseguenze». la stima In tutto il Paese ci potrebbero essere, ma una stima puntuale è impossibile, almeno un milione di alberi a rischio caduta. Arbusti vecchi, attaccati dagli insetti, traballanti. «Abbiamo un patrimonio vegetale importante, solo a Roma ci sono 350mila piante, a Milano altre 460mila», continua Bazzana, «monitorarle non significa mettersi in testa di tagliarle tutte, anzi. Ma cercare di trovare la soluzione migliore». Chiariamo: alcuni Comuni d’ Italia ci hanno provato a censire gli arbusti pericolanti. Ne è uscita una fotografia che sarebbe sufficiente. A Firenze ci sono 17mila alberi in “fascia c”, che – nel linguaggio da giardinieri consumati – equivale alla propensione al cedimento. A Pescara un centinaio. A Messina 250. A Vicenza ne hanno abbattuti 82. Il problema è reale, basterebbe un pizzico di attenzione in più. «I filari più pericolosi potrebbero essere rimossi e rinnovati», chiosa l’ esperto, «il che sarebbe a pieno beneficio di tutti: un albero giovane assorbe molte più sostanze inquinanti di uno anziano, quindi il vantaggio sarebbe indiscusso». Ma anche solo il rischio minore di vedercelo cadere in testa, ecco, varrebbe l’ impresa. riproduzione riservata.

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