Milano non torna indietro nella lotta a smog e traffico
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fonte:
- L`Unità
Il Consiglio di Stato, “organo di rilievo
costituzionale”, si veste da
azzeccagarbugli e trova modo di
bocciare l’opinione dei milanesi
espressa democraticamente in
un referendum, l’iniziativa di una
pubblica amministrazione, votata ed
eletta democraticamente, un provvedimento
in atto da sette mesi (dal 16 gennaio
scorso) accolto tra polemiche e perplessità
ma tra la soddisfazione dei più,
per giunta sperimentato, rodato, modificato
per accogliere anche le ragioni di
molti tra i contrari. Con alcuni risultati:
il calo di un terzo del traffico privato,
l’aria un po’ meno inquinata, la circolazione
(pubblica e privata) un filo più svelta.
Grazie all’ordinanza del Consiglio di
Stato, l’Area C, cioè l’area del centro alla
quale è consentito l’accesso ai mezzi meno
inquinanti e a pagamento, da ieri non
esiste più. Cancellata così, spente le telecamere,
invasione libera, automobilisti
esultanti, negozi in festa (quei pochi, peraltro,
che avevano promesso sommosse
popolari contro il divieto), autorimessa
(quella del ricorso accolto) imbandierata.
Con una spiegazione chiara e mortificante:
“Il Consiglio di Stato, ravvisando
un pericolo per l’interesse economico
di Mediolanum Parking, ha sospeso
cautelativamente il provvedimento”.
Il Comune non si arrende. Il sindaco
Pisapia critica il Consiglio di Stato: “Il
diritto alla salute deve prevalere su interessi
di carattere economico. Mi sembra
che sia stato anteposto l’interesse personale
all’interesse pubblico. Non si è tenuto
conto che il Comune ha già predisposto
una convenzione con tutte le autorimesse
di Area C”. L’assessore Maran ricorda
le numerose decisioni del Tar
Lombardia, che “si era sempre espresso
inmodo inequivocabile respingendo tutte
le richieste di sospensiva presentate”.
Sarà ancora il Tar a decidere, questa volta
nel merito.
Protestano ovviamente gli ambientalisti,
il Codacons, il Wwf. Non mancano i
contenti. Tra questi Formigoni, che in
modo sfacciato e saccente ringrazia il
Consiglio di Stato che in un colpo solo
gli ha concesso due carte: la prima per
sottrarre un po’ d’attenzione al suo caso,
politico morale e giudiziario, la seconda
per bacchettare il nemico Pisapia.
Sono contenti alcuni commercianti,
“bottegai” a Milano, quelli che fanno corporazione
renitente e vociante, ricattatrice
e potente, quella parte che ha sempre
manifestato insanabile allergia di
fronte a qualsiasi novità: non toccare
nulla, non toccare soprattutto il traffico,
non toccare un marciapiede a disposizione
di auto in sosta vietata. Naturalmente
la motivazione è sempre “il danno subìto”,
in polemica feroce quando il centrosinistra
pedonalizzò corso Vittorio
Emanuele e il centrodestra della giunta
Formentini pedonalizzò via Dante: poche
centinaia di metri che scatenarono
la categoria, salvo dover verificare poi la
crescita esponenziale dei transiti in strade
restituite ai pedoni e alle passeggiate
e quindi delle consumazione (con scontrino
fiscale o senza). Tra le tante voci
riferite un tempo di protesta e ora di soddisfazione
quella di un parrucchiere di
via Tivoli, zona Brera, capopopolo nella
rivolta, accusando l’abbandono dei suoi
clienti costretti a migrare in periferia.
Peccato che il suo negozio si trovi in un
quartiere tra i più infrastrutturali di Milano
tra metropolitana tram e bus, quindi
di massima accessibilità. E’ possibile
che i suoi clienti hanno scelto un altro
taglio di capelli.
C’è da immaginare che da qui a settembre
o ottobre (la data di convocazione
del Tar non è nota) si moltiplicheranno
i ricorsi. Lo spirito d’imitazione o
d’emulazione produce danni, confermando
una cultura vecchia di secoli, incapace
di misurarsi con nuove regole,
nuovi mercati. Corporativismo? Egoismo?
Individualismo? Forse solo gretta
stupidità. Per le autorimesse del centro
esistevano corsie preferenziali (sconti,
eccetera eccetera), per i negozi vale la
condizione del parrucchiere: non si può
dire che la politica del trasporto pubblico
abbia penalizzato piazza del Duomo e
dintorni e i trasporti pubblici milanesi
non sono poi così inefficienti e soprattutto
costano poco (rispetto ad altre città
europee).
Poi dovrebbero valere una coscienza
dell’interesse collettivo e una banale intelligenza
del presente: si risparmia lasciando
a casa la macchina, si risparmia
evitando di trasformare strade e marciapiedi
in parcheggi e piazze in ingorghi.
Si spera solo che la giunta Pisapia, rispettando
quanto espresso da quel referendum
sul traffico, confermi l’Area C, magari
la estenda, metta in atto altre misure
di limitazione e regolazione del traffico,
che finalmente decida nuove isole pedonali
e piste ciclabili autentiche (non
fantasmi disegnati da una striscia gialla),
verso la periferia e l’hinterland. Come
ci insegnano altre città (da Parigi a
Londra, dove hanno inventato la congestion
charge anni e anni fa, la loro Area
C) la strada è un bene comune: chi la
vuole per sé è pregato di pagare.
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