27 Maggio 2015

Milano blocca UberPop. La rivincita dei tassisti

Milano blocca UberPop. La rivincita dei tassisti

Il tribunale di Milano blocca UberPop, il servizio offerto dalla multinazionale americana Uber, che permette a qualsiasi autista avente almeno tre anni di patente e registrato all’ applicazione Uber, di svolgere attività analoga a quelle dei tassisti. Contrarie alla decisione della giurisprudenza le associazioni dei consumatori Unc e Codacons, che hanno visto tale misura come un «regalo alla lobby dei tassisti». L’ origine dell’ ordinanza. È arrivata ieri l’ ordinanza del tribunale del capoluogo Lombardo, che ha predisposto il blocco dell’ attività di UberPop in tutta Italia, affermando ch’ essa recherebbe «pregiudizio» all’ ordinario servizio taxi esercitabile solo con licenza. Ciò avrebbe determinato secondo i l giudice della sezione imprese del tribunale milanese, Claudio Marangoni, «un vero e proprio salto di qualità nell’ incrementare e sviluppare il fenomeno dell’ abusivismo». Marangoni ha quindi dato ragione alle associazioni di categoria e alle organizzazioni sindacali dei tassisti (assistiti dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia e Giovanni Gigliotti), che avevano presentato ricorso contro quegli autisti improvvisati che portavano in diminuzione la platea dei propri clienti. Uber in Europa. Nonostante il monopolio dei tassisti italiani – aventi l’ obbligo di licenza per esercitare la professione- renda ancora più viva la contestazione, Uber non è estranea a misure simili a quelle della Lombardia: prima del provvedimento milanese, infatti, si erano esposte a proposito anche Francia, che ha bandito l’ utilizzo della app su tutto il territorio, Spagna, con un giudice che ha sospeso integralmente il servizio, e Germania, dove si è aperto il dibattito tra il via libera dato dai tribunali di Francoforte e la bocciatura da parte delle autorità di Berlino e Amburgo. Non da meno Olanda e Belgio. Il provvedimento cautelare. Affiancata dal pool di legali dello studio Bonelli-Erede-Pappalardo di Milano, UberPop ha ora 15 giorni di tempo per adeguare il proprio servizio alle disposizioni assunte tramite provvedimento cautelare di blocco e inibitoria della prestazione del servizio su tutto il territorio nazionale; a rischio, lo scatto di sanzioni penali. «Prima dell’ introduzione di tale app» ha spiegato Marangoni nell’ ordinanza «i soggetti privi di licenza avevano un circoscritto perimetro di attività e di possibilità di contatto con gli utenti» a livello di contatto personale, mentre UberPop «sembra oltrepassare l’ ambito di operatività di un mero intermediario e involge aspetti direttamente propulsivi e organizzativi del servizio». Pareri contrari al tribunale. «Un regalo alla lobby dei tassisti» ha commentato a proposito Massimiliano Dona, Segretario dell’ Unione nazionale consumatori, che ha proseguito: «Se le leggi sono antidiluviane e non riescono a stare al passo con l’ innovazione, vanno interpretate con senso logico». «È evidente che c’ è un vuoto normativo in materia, ma questo vuoto non può essere colmato dai giudici. Per questo» ha concluso Dona, «chiediamo al governo di intervenire e al parlamento di legiferare sul punto. Ricordiamo che proprio dal ddl concorrenza, ora in discussione, il capitolo sul Trasporto pubblico non di linea è stato accantonato, guarda caso per le proteste dei tassisti». Del medesimo parere anche Carlo Rienzi, presidente di Codacons, il quale ha sostenuto come il blocco di UberPop in Italia rappresenti un «danno enorme per gli utenti, perché limita la concorrenza e riduce le possibilità di scelta per i cittadini». «È impensabile» ha proseguito Rienzi, «che un paese moderno possa essere privato di sistemi innovativi come Uber, che rispondono ad esigenze di mercato e sfruttano le nuove possibilità introdotte dalla tecnologia. Così facendo si finisce per produrre un duplice danno al consumatore finale: da un lato una minore scelta sul fronte del servizio, dall’ altro tariffe più elevate per effetto della minore concorrenza». «Ciò che serve, semmai, è integrare Uber nel mercato italiano rendendolo conforme alle disposizioni vigenti, garantendo legalità e sicurezza, senza danneggiare gli altri operatori».
gloria grigolon

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