29 Agosto 2020

Milano, allarme focolaio in una Rsa «Anziani positivi, ma asintomatici»

bastato un semplice raffreddore a far scattare l’ allarme nella casa di riposo di via Quarenghi, periferia Nord-Ovest di Milano: 25 finora i positivi accertati, quasi tutti asintomatici, con lo screening partito immediatamente tra i 123 ospiti e i 111 addetti del personale, che comprende medici, infermieri, tecnici, operai che lavorano nel complesso sanitario di zona Bonola. «Gli starnuti di una degente ci hanno insospettito e quindi l’ anziana è stata subito condotta in ospedale per effettuare il tampone, da cui è risultata positiva» racconta Francesca Gualdi, responsabile della Coopselios, cooperativa sociale emiliana che gestisce la Rsa milanese. Sebbene chiusa a parenti e visitatori da più di cinque mesi la “Quarenghi” è la prima grande struttura per anziani nella quale si è sviluppato un focolaio di coronavirus nella fase della postemergenza. Misure di sicurezza alte, finora, personale dotato dei dispositivi di protezione, sanificazioni sistematiche degli ambienti. Era passata indenne an-È che nel momento più critico dell’ epidemia: il virus non era entrato. Un esempio virtuoso. Ma adesso c’ è questa “emergenza”, venuta fuori con i controlli a tappeto: i contagi al momento riguardano 21 ospiti e 4 operatori, ma uno solo avrebbe manifestato sintomi (lievi) dell’ infezione. Fino a ieri sera non si conoscevano ancora gli esiti dei test eseguiti su altri 24 anziani. Nel rispetto della nuova normativa approvata dalla Regione Lombardia, dieci tra gli anziani positivi sono stati trasferiti in ospedale, gli altri attendono di essere ricoverati non appena si libereranno posti in strutture adeguate. La direzione ha disposto che ogni ospite debba rimanere in isolamento nella propria camera dove vengono serviti i pasti e prestata l’ assistenza (la maggior parte dei degenti, infatti, non è autosufficiente). Tanta paura per i familiari. «Gli anziani mantengono un contatto co- stante con i loro cari tramite videochiamate e telefonate» rassicura Gualdi. I lavoratori a cui è stato diagnosticato il virus sono stati messi in malattia e si trovano in quarantena domiciliare. «La situazione – fa sapere Coopselios – è gestita e monitorata quotidianamente dal personale sanitario e socio-assistenzale nel rispetto delle procedure e dei protocolli in essere». Tutto è sotto controllo, insomma. Torna però l’ incubo Covid per gli anziani che vivono nelle strutture residenziali. Anche tre operatrici della Rsa “Cocconi Bernabei” di Montepulciano, nel Senese, ieri sono risultate positive e 20 dipendenti sono in isolamento mentre i 40 ospiti del centro sono negativi al test. Ma è il caso lombardo a preoccupare di più, visti i precedenti: sono ancora aperti una trentina di fascicoli delle procure che intendono accertare eventuali responsabilità penali di amministratori regionali, dirigenti e gestori delle Rsa dove si sono verificati decessi per coronavirus. Per Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’ Ats di Milano, il caso Quarenghi è «una spia d’ allarme» in quanto la Rsa è stata «risparmiata dalla prima ondata» ma è anche «un’ anomalia positiva» perché nessuno degli anziani «è in condizioni severe, la maggior parte sono asintomatici, e i casi sono stati scoperti con il tracciamento». Ma Demicheli chiede alla Regione di rivedere le sue disposizioni in materia e non rendere obbligatorio il ricovero nei reparti ospedalieri per le malattie infettive degli anziani che siano asintomatici: «chiediamo che siano adottate soluzioni diverse », conclude il responsabile dell’ Ats milanese, per non appesantire il sistema nel caso di una seconda ondata in autunnno. L’ assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, parla di un focolaio «scoperto e arginato». Intanto, però, il Codacons ha annunciato un nuovo esposto alla magistratura per chiedere «un’ ispezione e il sequestro delle cartelle cliniche dei pazienti» del Quarenghi. A marzo e aprile, solo in provincia di Milano, il 22% degli anziani ospiti delle 162 Rsa presenti nel territorio, ha perso la vita a causa del maledetto virus. Tutto è sotto controllo, ma non bisogna abbassare la guardia, tantomeno su questo fronte. Per non dimenticare quanto è accaduto altrove, prima del lockdown, soprattutto al Pio Albergo Trivulzio di Milano, il più importante centro geriatrico italiano, dove da gennaio ad aprile nelle tre sedi dell’ istituto ci sono stati 405 morti riconducibili al Covid-19. RIPRODUZIONE RISERVATA

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