31 Agosto 2010

MILAN INSAZIABILE: C’ E’ ROBINHO

MILAN INSAZIABILE: C’ E’ ROBINHO
 

Milano «FOSSE DIPESO da me, avrei giocato subito, ma Galliani mi ha detto che non potevo perché non c’ era stato il tempo di tesserarmi. Ho voglia di andare in campo e spero proprio di segnare tanti gol, magari più di venticinque…» . Appurato, nell’ antro asettico di Milan Lab, dopo le visite all’ ospedale di Gallarate, che Zlatan Ibrahimovic è di sana e robusta costituzione e nulla osta al suo impiego in officina e alla catena di montaggio di nuovi successi rossoneri, il Diavolo guarda ora con voglia grifagna Robinho, dopo orgogliosa dichiarazione notturna del Grande Capo: «Con Ancelotti e Leonardo mi ero un po’ raffredato negli acquisti. Ora con Ibra abbiamo l’ attacco più forte dai tempi di Van Basten. E non è finita qui. Se un certo giocatore a cui siamo interessati si rivelasse acquistabile, allora si potrebbe anche fare…». E queste non sono le chiacchiere amene di un dopocena milanese con Max Allegri e compagnia cantante, ma un comando di velluto: del resto non senza successo era volato nei giorni scorsi a Manchester il prode Ariedo Braida, strappando un preaccordo (quadriennale a 5 milioni l’ anno?) col City su Robinho, nel caso l’ offensiva per Ibra si fosse fermata a mezzo. Ora il brasiliano, da alternativa, potrebbe essere l’ altro colpo gobbo a poche ore dalla chiusura delle bancarelle. Le partenze di Huntelaar (Schalke 04) ma soprattutto di Borriello (Juventus) aprono scenari di nuove, fulminee manovre in terra inglese. L’ onnifacente Mino Raiola, delegato dal Milan, è già in azione in terra inglese. Come si dice: da un momento all’ altro: già oggi il brasiliano potrebbe essere a Milano a metter la firmetta… MA ANCHE IERI, in una luminosissima mattina di teso favonio, che ha scompigliato pure le chiome di Galliani, Ibracadabra ha continuato a essere protagonista della curiosità generale, mettendoci di suo la disponibilità di parola e il sorriso programmatico: «Domenica sera il Milan ha giocato benone. Tutti bravi. Soprattutto Dinho e Pato. E ho visto il tipico Inzaghi. Ringrazio i tifosi per il fantastico benvenuto. Se penso al Pallone d’ oro? A ‘ ste cose ci pensavo quando ero più giovane. Prima viene la squadra e poi gli allori personali, se proprio devono venire…». La notte di domenica, oltre alla cena di Berlusconi con la squadra e l’ applauso di tifosi nottambuli ma ben svegli d’ entusiasmo, si è portata con sè l’ unica frase spigolosa di Ibra nei confronti della sua ex squadra, senza travisamenti o estemporanee strumentalizzazioni di chi con la polemica ci mangia a pranzo e a cena: «Finché non è arrivato Ibrahimovic – ha detto a Mediaset -, l’ Inter non aveva vinto nulla». Un classico attestato di autostima zlataniana: perché stupirsene? Lui, Ibra, non si stupisce di niente, nemmmeno della dura presa di posizione del Codacons, scandalizzato dall’ ingaggio del neorossonero: «Non sappiamo se corrisponde al vero l’ iperbolica cifra di 8 milioni ma se così fosse si tratterebbe non solo di uno schiaffo a chi ha perso il posto di lavoro, ma anche al fair play finanziario dell’ Uefa». E si chiedono alla Finanza controlli a tappeto su tutto il calcio italiano, «a partire dalle squadre di serie A». Intanto Ibra, per nulla turbato, ha preso ieri pomeriggio l’ aereo per la Svezia: corvé di nazionale.

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