3 Ottobre 2016

Migliorano deficit/pil e pressione fiscale

Migliorano deficit/pil e pressione fiscale

   

Migliorano il rapporto deficit/pil e la pressione fiscale, ma i consumi sono fermi e la spesa delle famiglie sale solo dello 0,1%. Nei primi due trimestri di quest’ anno si è registrato un indebitamento netto pari al 2,3% del pil (3% nel corrispondente periodo dell’ anno precedente). Più in particolare, come ha certificato stamani l’ Istat, l’ indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al prodotto interno lordo nel secondo trimestre è stato pari allo 0,2% a fronte dello 0,9% del corrispondente trimestre del 2015. Si tratta del livello più basso dal secondo trimestre del 2007. A fine settembre il governo ha rivisto l’ obiettivo di deficit/pil per quest’ anno al 2,4%, in rialzo di un decimale di punto. E oggi l’ Istat ha rivisto al ribasso la stima diffusa lo scorso 2 settembre sulla variazione acquisita della crescita per il 2016: prima era attesa a +0,7% ora è vista a +0,6%. Più nel dettaglio, nel secondo trimestre le uscite totali sono diminuite dello 0,8% su anno, mentre le entrate complessive hanno segnato un +0,8%. Inoltre il saldo primario (indebitamento/accreditamento al netto degli interessi passivi) nel secondo trimestre è risultato positivo per 18.614 milioni di euro (16.707 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2015). La relativa incidenza sul pil è stata pari al 4,4% a fronte del 4,1% nel secondo trimestre del 2015. Mentre nei primi sei mesi di quest’ anno, in termini di incidenza sul pil, il saldo primario è stato positivo e pari all’ 1,7% del pil (1,4% nello stesso periodo del 2015). Anche il saldo corrente (risparmio) nel secondo trimestre è risultato positivo per 13.140 milioni di euro, in miglioramento di 742 milioni rispetto al corrispondente trimestre dell’ anno precedente. L’ incidenza sul pil è stata in questo caso del 3,1% a fronte del 3% del secondo trimestre del 2015. Complessivamente, nei primi due trimestri dell’ anno il saldo corrente in rapporto al pil è stato positivo e pari allo 0,6% (0,4% nel corrispondente periodo del 2015). Al contempo, nel secondo trimestre dell’ anno, la pressione fiscale è stata pari al 42,3%, registrando una riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. Nonostante questo, la propensione al risparmio è risultata a livelli record: nel secondo trimestre dell’ anno è infatti salita al 9,6%, il valore più alto dal primo trimestre del 2010. In pratica, 0,9 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente e 1,4 punti percentuali in più nei confronti dello stesso periodo del 2015. L’ aumento congiunturale della propensione al risparmio rispetto al trimestre precedente deriva da una crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici significativamente più sostenuta rispetto a quella dei consumi finali, 1,3% e 0,2% rispettivamente. A fronte di tale dinamica del reddito disponibile, con un incremento congiunturale del deflatore implicito dei consumi delle famiglie dello 0,1%, il potere d’ acquisto è aumentato dell’ 1,1%. In termini tendenziali il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto del 2,8%, mentre il deflatore implicito dei consumi delle famiglie ha subito una flessione dello 0,1%, determinando una crescita del potere di acquisto del 2,9%. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) nel secondo trimestre è stato pari al 5,9%, invariato rispetto al trimestre precedente e in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2015. “Un fatto grave, se si considera che la spesa delle famiglie rappresenta il 60% del pil. Se si vuole la crescita, insomma, è sui consumi che bisogna puntare per avere un’ inversione di tendenza. Inoltre si tratta di un peggioramento rispetto al 2015”, ha commentato a caldo Massimiliano Dona, segretario dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Molto positivo, invece, l’ aumento del potere d’ acquisto delle famiglie, anche se è dovuto prevalentemente alla deflazione. Una conferma del fatto che l’ abbassamento dei prezzi ha effetti positivi per chi va a fare la spesa tutti i giorni e che, quindi, non va demonizzato. Semmai vanno rimosse le cause della deflazione, ossia la domanda interna asfittica”, ha concluso Dona. Per il Codacons gli italiani sono sempre più “formiche” e meno “cicale”, mettono da parte i soldi rimandando gli acquisti al futuro. Nonostante l’ incremento del potere d’ acquisto del 2,9% nel secondo trimestre, i consumi dei cittadini restano al palo, ha osservato il presidente Carlo Rienzi. “Questo perché la fiducia dei consumatori è in costante calo e le famiglie preferiscono rimandare gli acquisti, mettendo da parte i soldi. La propensione al risparmio cresce così dell’ 1,4% su base annua. Un dato che, tuttavia non aiuta l’ economia italiana”. A fronte della crescita del reddito disponibile e del potere d’ acquisto i consumi non ripartono come dovrebbero “e questo perché non è stata attuata alcuna misura di sostegno alla domanda interna da parte del governo, che resta alla finestra a guardare la crisi del commercio e dei consumi”, ha spiegato Rienzi.

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