Migliaia ai test di accesso tra le proteste
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
di Maria Rosa Tomasello ROMA Fuori dagli atenei contestazioni e flash mob contro «il muro dei test d’ ingresso» definiti un «divieto d’ accesso al sapere», dentro il clima pesante delle prove senza appello, con le aule blindate contro i “furbetti” e l’ ordine delle domande (tutte uguali) distribuito in modo diverso per evitare scopiazzature: obiettivo, superare lo scoglio degli ottanta quesiti selezionati dal Miur per raggiungere la soglia minima dei 20 punti ed entrare in graduatoria. Settantasettemila aspiranti universitari si sono sfidati ieri in tutta Italia per conquistare la sospirata immatricolazione nelle facoltà di Medicina e Odontoiatria, undicimila posti a disposizione per una selezione definita da chi protesta «un terno al lotto» che permetterà solo a un candidato su otto di inseguire il sogno di diventare medico. Da quest’ anno con una novità: l’ aggregazione territoriale tra università (Brescia-Pavia-Verona o Catania-Catanzaro Magna Grecia-Messina-Palermo) che avranno un’ unica graduatoria, con l’ obbligo per il candidato di specificare entro il 10 settembre le sedi per cui concorre, in ordine di preferenza. Due ore a disposizione per rispondere a domande su spread, Imu, muro di Berlino, per mettere in ordine cronologico i vincitori dei Nobel (40 i quiz di cultura generale) e per affrontare l’ ostacolo più difficile, i test scientifici. Secondo una indagine di Studenti.it su un campione di 1.180 ragazzi, il 24% delle aspiranti matricole non si è preparato, ma si è limitato a tentare la fortuna. Ma non è stata la difficoltà della prova a sollevare proteste. A far scendere in campo le associazioni studentesche, che annunciano una mobilitazione nazionale per il 12 ottobre, è stata la pratica del numero chiuso: «Migliaia di studenti che affrontano i test d’ ingresso non solo non sono liberi di poter scegliere il loro futuro, per giunta devono sostenere una prova che da anni si mostra fallace sia nel metodo che nei contenuti» ha commentato Michele Orezzi, coordinatore dell’ Unione degli universitari, l’ organizzazione che ha promosso flash mob in tutta Italia esponendo cartelli di divieto d’ accesso e assicurando il proprio sostegno agli studenti in caso di eventuali ricorsi. «A fronte di un tasso di laureati pari solo al 20% degli studenti, oggi assistiamo a un numero ingiustificato dei corsi a numero chiuso: un corso su due prevede il superamento dei test – ha dichiarato Luca Spadon, portavoce di Link Coordinamento Universitario – ma ci domandiamo che senso abbia continuare a bloccare l’ accesso quando invece gli stessi parametri europei ci impongono di raggiungere il 40% dei laureati entro il 2020». A Roma, Bari, Padova, Milano, Siena come in numerose altre città i militanti di Link hanno manifestato con uno slogan: «Profumo di chiuso. ConTESTiamolo. Liberiamo i saperi». Sistema sotto accusa anche a causa dei costi d’ iscrizione ai test, un “prezzo” variabile dai 20 euro di Sassari, ai 40 di Roma e Catania, fino ai 100 di Napoli e Salerno, con bollettini da 120 della Cattolica e da 150 al San Raffaele di Milano: «Un modo di rimpinguare le casse delle Università pubbliche, svuotate da anni di tagli e di riforme» ha sottolineato sul proprio sito Ateneinrivolta, il Coordinamento dei collettivi, ricordando che «solo per il test di Medicina alla Sapienza di Roma gli introiti saranno di 240mila euro». Superare i test sarà più facile al Sud che al Nord, dove il punteggio minimo di ammissione ai quiz è nove volte superiore a quello del Mezzogiorno, secondo quanto emerge dai dati dell’ Osservatorio della Conferenza nazionale dei Corsi di laurea delle facoltà di Medicina e Chirurgia. Per superare «l’ iniquità del punteggio», la Cgil, con il segretario nazionale Fp medici Massimo Cozza ha chiesto che la selezione avvenga invece con concorso nazionale, «con una graduatoria unica, più rispettosa del merito». Il Codacons, che ha accusato il ministro dell’ Istruzione Francesco Profumo di «difendere la casta dei professionisti», ha chiesto l’ intervento dell’ Europa, ricordando che nel 2009 l’ Autorità antitrust guidato dall’ attuale sottosegretario Antonio Catricalà si era pronunciata sul numero chiuso dei dentisti concludendo che «dovrebbero essere abbandonati i processi di contrazione del numero di posti universitari disponibili». Oggi si replica con il test di ammissione di Medicina in inglese, mentre domani toccherà alle facoltà di Architettura e il 10 settembre a Veterinaria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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