4 Agosto 2013

«Microimprese costrette a evadere»

«Microimprese costrette a evadere»

ROMA – (r.e. ) – Qualche giorno fa l’ aveva detto il vice-ministro piddino Stefano Fassina provocando un vespaio di polemiche: ad un convegno della Confcommercio, toccando il tasto dolente della pressione fiscale, aveva parlato di «un’ evasione di sopravvivenza». Ieri è toccato a Comitas, associazione di microimprese promossa dal Codacons (una delle associazioni dei consumatori) e presieduta da Francesco Tamburella , ribadire il concetto: per molte, troppe microimprese, una delle fonti di finanziamento, accessibile e immediata, è la «ponderazione» fiscale, ossia pagare secondo possibilità e non secondo scadenza. L’ associazione, come del resto aveva fatto lo stesso Fassina, ha poi precisato di non voler «giustificare nè assolvere l’ evasione, limitandosi a segnalare l’ esistenza» del fenomeno. Singolarmente nelle argomentazioni addotte per descrivere, e non giustificare, il fenomeno, le parole di Fassina e di Comitas sembrano sovrapporsi. «Senza voler strizzare l’ occhio a nessuno – aveva detto Fassina – senza ambiguità nel contrastare l’ evasione, ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno». Insomma questa «evasione da sopravvivenza», «non è una questione di carattere prevalentemente morale», come vorrebbero certi stereotipi di sinistra; piuttosto dipende da una «pressione fiscale insostenibile», perchè «c’ è una relazione stretta tra la pressione fiscale, la spesa e l’ evasione». Comitas suona una musica pressoché identica. Il fatto di «essere costrette a mancare la puntualità fiscale, per non fallire o non pagare i dipendenti, è la prova evidente del grave stato di sofferenza dell’ imprenditoria e non certo di un’ immorale abitudine speculativa. Invece di gridare al moralismo di facciata, sarebbe bene – afferma Comitas, che ha effettuato una ricerca sull’ argomento – che politici e burocrati prendessero atto della realtà e trovassero soluzioni alternative per evitare che debba essere proprio lo Stato, tramite Equitalia, a decretare il fallimento e la fame di tanti piccoli imprenditori, aggravando ulteriormente la crisi». Per molte micro-aziende l’ evasione rappresenta insomma l’ ultima spiaggia per sopravvivere, una sorta di «giustizia fai da te», considerata l’ insostenibile pressione fiscale, l’ inefficienza della Pa, le restrizioni del credito e i ritardi nei pagamenti. Nel dettaglio, il 42% delle microimprese si dichiara «tentata» dalla «ponderazione» fiscale – spiega l’ associazione – poche ammettono l’ evasione e quasi nessuno ha ben chiare le strade dell’ elusione.

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