16 Marzo 2010

“Mia figlia è tornata a casa con gli occhi gonfi”

MILANO – ERA ANDATA al cinema con papà, a vedere «Alice in Wonderland» con gli occhialini 3D, e si è ritrovata con un occhio gonfio. E’ successo a Milano, dove lo spettacolo per la piccola Diana, tre anni, si è trasformato in una disavventura. Dalla proiezione al rientro a casa tutto fila liscio. In serata, tre ore più tardi, l’ occhio sinistro comincia ad arrossarsi e la madre prepara un impacco di camomilla. La mattina dopo, la situazione peggiora: «La bambina si è svegliata in lacrime – racconta la mamma -. L’ occhio era gonfio e dolorante. Abbiamo preso paura e siamo andati al pronto soccorso». Durante la visita, è il medico ad avanzare l’ ipotesi che a causare «l’ infiammazione acuta» siano stati gli occhialini 3D usati al cinema. «Noi pensavamo che si fosse trattato di un trauma subito dalla piccola – chiarisce la madre – ma il dottore ha accertato che il bulbo era sano e privo di ecchimosi». Nessuna patologia specifica rilevata ed eventuali rischi maggiori per la vista scongiurati: la bimba adesso si sta curando. Intanto, i futuristici occhialini, l’ ultima moda del grande schermo, finiscono sotto accusa: dal mal di testa e nausea fino ai rischi di contagio infettivo, sono tanti i potenziali pericoli denunciati dalle associazioni di consumatori. «DALLE NOSTRE indagini – Spiega Marco Donzelli, padre della bambina e presidente del Codacons Lombardia – risulta che, nella stragrande maggioranza dei casi, questi occhiali sono sprovvisti del marchio CE che ne certifica la qualità e sono costruiti con materiali sconosciuti. Vengono puliti poco e male, quasi mai sterilizzati, e i cinema che distribuiscono prodotti usa e getta sono davvero pochi». Di sicuro, fra questi non c’ era il cinema che riutilizza i suoi occhialini più volte al giorno. «Ma con tutte le precauzioni del caso – precisa Salvatore Dattilo, proprietario della multisala milanese -. Dopo ogni spettacolo, gli occhiali vengono igienizzati e gli operatori che li consegnano al pubblico utilizzano guanti per evitare il contatto diretto. Garantiamo la massima cura per i nostri clienti, sono certo che l’ episodio della bimba non ha nulla a che vedere con gli occhiali indossati in sala». Secondo Donzelli, che annuncia un’ azione legale, quanto accaduto alla figlia non è un caso isolato: «L’ infiammazione evidente e la spiegazione del medico ci hanno spinto a denunciare il fatto, ma sono sicuro che c’ è tanta altra gente che vive situazioni simili e ci passa sopra, anche semplicemente perché non collega i disagi e il malessere all’ uso degli occhiali».
 

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