“Mi è quasi venuto un infarto”
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fonte:
- Il Resto del Carlino
REGGIO PRIMO PIANO pag. 2 “Mi è quasi venuto un infarto”
Equitalia presenta al veterinario arcetano Pelati di BRUNO DALLARI SCANDIANO
Solo 900milioni, 3 euro e 98 centesimi. Di questi 3 euro e 65 per diritti e spese esecutive, 108milioni e 900 mila di interessi di mora (ma si precisa, con un richiamo alle note aggiuntive, che gli interessi sono calcolati al 16 giugno e ad ogni giorno successivo si aggiungeranno altri 800mila euro di interessi), 102mila 700 per gli aggi esattoriali. Nessuna spesa per la notifica della cartella. Stampa della raccomandata al 30 giugno (intanto erano dovuti altri 15 giorni di interessi, una bazzecola) e 20 giorni per pagare, con l’ammonizione che alla data di iscrizione del provvedimento (30 giorni dalla notifica) “è vietata la circolazione del veicolo” che il sollecito ente di riscossione andrà ad “eseguire presso il pubblico registro automobilistico”. Ma forse anche a quello navale ed aeronautico. QUANDO ha aperto la raccomandata, il veterinario arcetano, Alessandro Pelati, peraltro referente di zona del Codacons, è trasalito. «A parte dice – che tutto verrebbe originato da un debito di 309milioni di euro per cosa non si bene, credo che si tratti di un caso di cartella pazza. Ritengo però sia il segnale che è venuto il momento di denunciare questi signori perché rispondano delle loro azioni. Io lo farò, chiedendo i danni morali e biologici; mi è venuto quasi un infarto a leggere la raccomandata, peraltro spedita dopo 15 giorni da quando avevano calcolato gli interessi. Guadagno bene come veterinario, ma non mi posso permettere, anche se davvero avessi quel debito, 800mila euro al giorno di interessi. Immagino che, come me, anche altri cittadini faranno denuncia, per far smettere questo malsano uso del potere coercitivo apparentemente senza alcun controllo. Chi riceve cartelle di tali importi capisce che si tratta di un evidente errore, ma chi magari riceve una ingiunzione di 100 o mille euro paga senza stare ad approfondire. Spesso sono voci di imposta che risalgono a molti anni prima. Pagamenti dei quali magari non si sono più tenute le ricevute o non si ha voglia di andarle a cercare in mezzo alle tante “carte” che la burocrazia impositiva ci costringe a fare. Dovrebbero essere loro a dimostrare il non pagamento anziché chiedere sia il cittadino a dimostrare che è stato ligio al suo dovere. Se si tratta di un errore dell’ente esattoriale i soldi quando se li vedranno in restituzione?». «Mi chiedo continua Pelati ma chi controlla queste agenzie di riscossione e, soprattutto, i soldi eventualmente riscossi attraverso errori a chi vanno a finire?». Utile domanda, che si auspica sia oggetto magari di una prossima interrogazione parlamentare, che tenda a chiarire di chi è la responsabilità provata delle cosiddette “cartelle pazze”. Che il cittadino venga vessato, per tanti balzelli, ci può stare in un sistema fiscale ed impositivo complicato come quello italiano, ma il sospetto che ci si veda “sfilare”, magari 50 euro alla volta, dalle tasche dei soldi non dovuti è davvero molto antipatico. Image: 20090703/foto/9627.jpg
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