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7 Marzo 2016

«Mi candido sindaco a Roma per farla fallire»

«Mi candido sindaco a Roma per farla fallire»

ALESSANDRO MILAN In quella che ormai è ufficialmente la corsa più pazza del mondo, ovvero la competizione per diventare sindaco di Roma, poteva forse mancare il candidato con un programma «contro i cittadini»? Eccolo servito. Carlo Rienzi, avvocato, 69 anni, salernitano di nascita ma romano da cinque decenni, fondatore e presidente del Codacons, punta al Campidoglio mettendo subito le cose in chiaro: «Se sarò sindaco chiederò ai cittadini molti sacrifici». Quasi masochistica, come premessa, ma Rienzi dice di avere una freccia clamorosa al suo arco… «Francesco Totti». Che c’ entra il Pupone? «Lo stiamo cercando per una proposta: lo vorremmo candidare». Fermi tutti: sta dicendo che vorrebbe candidare Totti? «È così». Rienzi, sbaglio o voi del Codacons lo avete denunciato, Totti? «È vero, all’ Antitrust per pubblicità pericolosa, perché è testimonial del gioco d’ azzardo». E lo vorreste in lista? «Sì, potrebbe diventare testimonial contro il gioco d’ azzardo e occuparsi della città. Ha anche una certa età…». Per giocare intende? «Esatto, ha soldi a iosa, appenda le scarpette e si candidi con noi. Se divento sindaco lo faccio assessore allo Sport e ai Giovani. Sa che seguito avrebbe Totti se dicesse ai ragazzi di mangiare sano?». Il Codacons in cambio ritira la denuncia? «Se lui continua a fare quella pubblicità, no. Restiamo coerenti». In attesa di capire cosa ne pensa Totti, lei si candida: ufficiale? «Ci si candida ufficialmente quando si deposita la lista. Io lo farò come Codacons, a meno che non ci sia un’ insurrezione dei nostri iscritti. Alcuni me lo dicono: “Ma come, anche voi fate un partito?”, ma non capiscono che queste sono elezioni amministrative». Gira questo slogan: R(I)enzi, la “I” che cambia l’ Italia. «Carino, no? Ma non abbiamo tanti soldi: faremo un po’ di volantinaggio e ci butteremo sui social». Il vostro programma è «contro i cittadini». Complimenti, vi voteranno. «Primo punto: far fallire il Comune. Non è una battuta». Lo sembra. «Roma ha 13 miliardi di debiti e 65mila dipendenti, tra diretti e indiretti. La maggior parte di loro cosa fa?». Cosa fa? «Un tubo». La voteranno di sicuro, Rienzi. «Per quello dico programma contro i cittadini, intanto è contro gli impiegati comunali. Chiederemo il dissesto del Comune di Roma in base all’ articolo 244 del Testo unico degli enti locali, come si è fatto per Alessandria. Questo permette di ridurre l’ organico. Tratteremo Roma come una bad bank. Sa come fanno?». Me lo dica lei. «Fanno la bad bank, ci buttano dentro le schifezze e la mandano a morire, mentre la NewCo funziona. Noi facciamo la bad bank del Comune e ci buttiamo dentro i fannulloni». Quanti, su 65mila? «Non lo so. Si fa un censimento e si vede quanti di loro lavorano in maniera leale ed efficiente e quanti no. Poi guardi, molti sono già in galera, si sono liberati un po’ di posti». Azzardi una stima dei fannulloni. «Direi la metà. Fatto fallire il Comune, si potenzieranno i municipi, l’ organizzazione vera è sul territorio». Intanto via metà dipendenti comunali. «Riduciamo il personale e rendiamolo efficiente. Per esempio, per vigili urbani e spazzini devono tornare i controlli che i sindacati hanno fatto togliere. Servono ispettori che controllino se gli spazzini puliscono le strade». I dipendenti comunali li abbiamo sistemati. Poi? «I cittadini: o abbracciano la cultura del sacrificio o si beccano i blocchi del traffico quotidiani». Tema urticante, il traffico. «Prevediamo un pedaggio per entrare in macchina dentro le Mura Aureliane o nella Ztl, una tariffa dai dieci ai venti euro a ingresso». È un salasso! «Sono tanti soldi, lo so, ma le strade si sgomberano, gli autobus camminano e sono puntuali. Con i soldi che incassiamo compriamo 800 autobus elettrici e nell’ ora di punta si viaggia sui mezzi pubblici gratis». Gratis?! «Sì, senza pagare il biglietto». Festeggeranno all’ Atac, la municipalizzata dei trasporti. «L’ Atac va rasa a zero. Come l’ Ama, la municipalizzata dei rifiuti. Da rivoltare come un pedalino». Quali problemi hanno Atac e Ama? «Si sono fatte per decenni assunzioni clientelari o mafiose, per cui le persone assunte si sono ritenute in diritto di non lavorare». Se lei demolisce tutti chi la vota? «I romani son tre milioni. Se i cittadini capiranno che è loro interesse sacrificarsi in cambio di una contropartita, mi voteranno. Sennò tanti saluti, io sto meglio di prima». Altro cavallo di battaglia del Codacons: le buche sulle strade. «Siamo stati noi a denunciare l’ uso del bitume sbagliato, facendo aprire tre inchieste in procura. Chi doveva controllare la manutenzione si è preso le mazzette, ma ho una soluzione». Avanti. «Dividiamo la città in quattro macro-aree e assumiamo uno staff di ingegneri che controllano i lavori. Si fa un appalto secondo i criteri dell’ Autorità anticorruzione, poi se si fa male il lavoro, l’ ingegnere che doveva supervisionare ne risponde». Ne risponde come? «Con il patrimonio personale. In più viene licenziato e denunciato». Immagino la fila di ingegneri pronti ad aderire al progetto! «Non faccia ironie, ci sono tanti giovani ingegneri e architetti onesti e disoccupati che non aspettano altro. Persone incazzate che quando finiscono nelle buche pensano: “Porca miseria, se avessi controllato io i lavori…”». A proposito di buche, il Codacons è andato al Tar anche per questo. «A Roma ci sono 500mila motociclisti disperati. Abbiamo dato novanta giorni al Commissario per ricostituire il livello di efficienza del servizio pubblico, cioè le strade, in base alla legge Brunetta del 2009». Se entro novanta giorni non lo farà? «Il Tar deve nominare un commissario. Se ci fosse ancora Tronca, avremmo così il commissario del commissario. Bello, no? Un commissario al quadrato». Ha ragione Bertolaso a dire che Roma è terremotata? «Terremotata, disastrata, ingovernabile, scelga lei». Come si battono gli altri candidati? «Sul nostro sito internet abbiamo messo alcune semplici domande. Una è questa: sai dire una cosa fatta per Roma negli ultimi cinque anni da Raggi, Bertolaso, Giachetti, Marchini? E dal Codacons?». Centrodestra e centrosinistra sono spaccati, questo vi agevola. «È la politica di oggi che vive di spaccature. Una volta il Pci ti dava un’ idea sovietica di partito compatto, in cui regnava il “guai a chi cazzo sgarra”. C’ aveva un suo valore questa cosa, un po’ come per la Dc. I comunisti erano una sicurezza. Ora invece c’ è confusione. Abbiamo un premier che ha fatto meglio di Berlusconi, ma nel fare ha interpretato molto correttamente la linea berlusconiana. Però Renzi, a differenza di Berlusconi, dice e fa». C’ è Virginia Raggi del M5S. «Carina, gentile, una brava ragazza. È sufficiente?» Preparata? «Ma no, dai. È una brava guagliona, si dice dalle mie parti. Dice che sta studiando. Se le chiedi se ci sono i topi a Roma forse risponde “non li ho mai visti a casa mia, penso di no”». Qualcuno, anche nel M5S, le rimprovera di avere omesso di aver fatto il praticantato nello studio dell’ avvocato Previti. «Quanti errori si fanno in gioventù. Previti è un bravo avvocato, eh, è un furbacchione che ha scritto tutte le leggi più fetenti di Berlusconi, ma che sia una colpa fare il praticantato da lui mi sembra francamente una cazzata». Ah, ci sarebbe Ignazio Marino. «Mi ha sempre fatto un po’ pena. Era lì in Comune, non parlava con nessuno. Ci ha pure ricevuto come Codacons per un paio di progetti: diceva “bello, vi faremo sapere”. Poi spariva. I suoi scherani probabilmente lo tenevano rinchiuso. Ha fatto solo la pedonalizzazione dei Fori, quel pover’ uomo». Tirando le somme? «Giachetti è l’ unico che mi dicono essere in gamba. Ma per la miseria: se hai fatto delle cose per Roma dille, comunicale. Ma nessuno parla». Il Codacons invece? «Noi abbiamo fatto almeno cento cose concrete per Roma, apprezzate magari non da tutti. Pensi alla liberazione dai commercianti abusivi in piazza Navona. Chi l’ ha fatto? Il Codacons! C’ erano gli esposti ma i vigili andavano lì e si intascavano le mazzette. Venne da noi un negoziante onesto e ci disse “ma noi come cazzo dobbiamo fare?”. Noi pigliammo i vigili e dicemmo loro: “Se non vai a togliere i tavolini, noi denunciamo te”». Olimpiadi: sì o no? «Assolutamente no. Dire “facciamo le Olimpiadi così rimettiamo a posto la città” è un principio sbagliato. Prima la sistemi, poi presenti la candidatura. Però si possono fare altre Olimpiadi». Cioè? «Le Olimpiadi dei topi. Salto in lungo, salto in alto, salto con l’ asta con gli stuzzicadenti». Roma, città degli scioperi quasi quotidiani. «Noi chiederemo agli scioperanti di non danneggiare i cittadini. Per esempio nel trasporto pubblico, anziché fermare i mezzi, si potrebbe fare uno sciopero non facendo pagare il biglietto». Ma lei vuole proprio affossare l’ Atac? «L’ Atac si accollerà il danno per un giorno, quindi capirà e farà i contratti collettivi che i lavoratori hanno diritto ad avere». Come si valorizza l’ immenso patrimonio culturale di Roma? «Anche aprendo ai privati. Ma non come nel caso Colosseo, anzi io revocherei la concessione a Della Valle». Così. «Lui con 25 milioni si è preso l’ esclusiva per il Colosseo per trent’ anni. Gli direi: “O ce ne dai 250, di milioni, o te ne vai”». In barba agli accordi presi? «È stata un’ aggiudicazione fatta da una signora della sovrintendenza che abbiamo denunciato alla procura. È una cosa losca assai». Lo scrivo così? «Lo scriva pure. Al bando iniziale che prevedeva la concessione per due anni più due han partecipato tre soggetti. Poi è rimasto solo Della Valle ma non si sa come gli han fatto una concessione per quindici anni più altri quindici attraverso una onlus di sua proprietà. Ma come, fai un’ aggiudicazione diversa dal bando?». Ho capito una cosa, Rienzi: i romani non la voteranno. «Chissenefrega». riproduzione riservata

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