Met.ro si attacca ai video, ma resta il giallo sui freni
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fonte:
- Libero
Il resoconto filmato delle telecamere fisse nella metropolitana, che sarà supervisionato in questi giorni. Le prime testimonianze di Angelo Tomei, il macchinista del treno investitore, indagato per il tragico incidente di martedì scorso e intervistato ieri sera dal Tg1. Ma anche tanti dubbi. Anche del`ultima ora. Tra le cose che non tornano, spunta una inquietante questione di freni. Come si si leggerà tra alcuni giorni nel dossier al quale sta già lavorando un sistemista dei trasporti che per ora richiede l`anonimato, non si tratta di definire se i freni del convoglio investitore abbiano funzionato o meno. Ma – attenzione – di quale sistema di frenatura disponesse quel treno e dispongono tutt`ora tutti i treni nuovi della linea A, quella teatro della tragedia. Secondo lo studio al quale sta lavorando l`esperto con il quale abbiamo parlato “sui 33 convogli spagnoli costruiti dalla Caf per Met.Ro c`è solo il sistema di frenatura elettro pneumatica e non anche quella elettromagnetica cosiddetta a pattino. Nel corso della gara, poi vinta dalla società spagnola, fu scelto di non dotare i nuovi treni di entrambi i sistemi“. Perchè? La società costruttrice assicurò che un sistema frenante sarebbe stato sufficiente? O se ne fece, tra le due controparti, una questione di risparmio? Anche di questo dovranno occuparsi i componenti delle commissioni d`inchiesta. Perché, come spiega l`esperto, “la decelerazione sui vecchi treni della linea A era di 2.2 metri al secondo per secondo. Sulla linea B (e anche sui nuovi convogli della prossima linea C) il valore è di 1.5 metri al secondo per secondo. Ma sul materiale della Caf, il valore è – invece – di 1.3 metri al secondo per secondo“. Forse, troppo poco per una frenata sicura in situazioni di emergenza. Anche perché la logica vorrebbe che due sistemi di frenatura funzionino meglio di uno soltanto. “Con il sistema anche elettromagnetico, le frenata risulta più efficace del 30 per cento“, conclude l`esperto. E questa analisi darebbe ragione ad alcuni macchinisti che già l`altro giorno avevano sostenuto che “i vecchi treni frenavano meglio“. Nel frattempo, Tomei dice al Tg1 che “i treni come quello sui viaggiavo sono di nuova concezione e dell`incidente non ricordo nulla. Sono molto addolorato per la morte della dottoressa Lisi“. E il suo legale Giorgio Robiony si dice convinto che “se Tomei è rimasto sulla vettura fino all`ultimo significa che non ha avuto la percezione che il treno non stesse frenando“. “Forse a giorni avremo le registrazioni delle telecamere fisse all`interno della metropolitana“, conferma il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che oggi incontrerà i componenti della commissione d`inchiesta. E mentre l`associazione di tutela dei consumatori Codacons raccoglie l`ipotesi di un vecchio deragliamento dello stesso convoglio investitore, il Ra 311.0, il suo ufficio legale inizia a ricevere incarichi di passeggeri coinvolti per costituirsi parte civile. Nel caso della strage ferroviaria del 7 gennaio 2005 a Crevalcore, Codacons vinse il ricorso.
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