22 Gennaio 2019

Metro guasta, pioggia e traffico: un altro lunedì nero per i romani

navette atac insufficienti. da gennaio 2018 linee a, b e c ko per 13 volte
In tutta Italia è «blue monday» per i cittadini a causa degli scioperi dei trasporti. Invece a Roma – dove non era possibile scioperare a causa della recente manifestazione che giovedì 17 ha paralizzato il servizio Atac – i disagi fanno nero il lunedì a causa di un guasto sulla metro A. Prima, alle 9, si blocca una parte della linea (da Ottaviano a Battistini). Poi, alle 10,30, lo stop viene esteso a tutta la (mezza) tratta fino alla stazione Termini per consentire i lavori di ripristino del servizio interrotto per un «guasto alla linea aerea». E in città si scatena un pandemonio che la riapertura dei tornelli – verso le 14, ma con disagi proseguiti fino alle 16,30 per un altro guasto a Termini – riesce solo a mitigare. Il solito caos, viene da dire: al netto degli scioperi, frequenti, che bloccano il servizio, nell’ ultimo anno le metro si sono fermate ben 13 volte – 11 nel 2018, più due a gennaio 2019, per ora – a causa di guasti di ogni tipo, dai black-out al crollo delle scale mobili, fino ai convogli fermi in panne nel bel mezzo della corsa con gli utenti costretti a scendere per la transumanza a piedi in galleria. Così, in un certo senso, le scene di ieri hanno avuto un che di ordinario. Anche se, va detto, in due anni l’ affidabilità del servizio metro è paradossalmente aumentata: nel 2017 l’ Atac perdeva il 7 % delle corse, mentre nel 2018 «solo» il 3,7 %. La foto del lunedì nero, in ogni caso, inquadra code lunghissime nelle stazioni, con gli utenti accalcati agli ingressi perché il sistema della metro, dimezzato nell’ ora di punta, non riusciva a smaltire la folla. E disagi a «contagio» che si estendevano su tutti i collegamenti «strategici» della parte in panne della metro A: per esempio sulla Roma-Viterbo – ferrovia metropolitana anch’ essa gestita dall’ Atac – i tempi erano dilatati di oltre un’ ora a causa dei rallentamenti e dei tanti treni soppressi. Mentre chi scendeva alla metro Flaminio trovava la brutta sorpresa dei cancelli sbarrati e non aveva altra scelta che restare lì in attesa, magari avvertendo i capufficio di un ritardo difficile da stimare. Anche in superficie, sotto la pioggia battente, le scene erano (purtroppo) già viste: la ressa di ombrelli aperti era alle fermate delle navette sostitutive messe a disposizione dell’ Atac per tentare di ovviare alla grana quotidiana. Un servizio d’ emergenza che, però, a giudicare dal caos in piazza dei Cinquecento, ai più è sembrato inadeguato. Perché non c’ erano cartelli informativi per disciplinare le file e, quindi, il colpo d’ occhio restituiva solo ammassi di persone in attesa caotica di un bus che li portasse a lavoro. E anche perché gli autisti spediti da Atac non sempre conoscevano gli itinerari delle navette, col risultato di tempi d’ attesa lunghissimi cui sommare l’ inquietante incertezza di non arrivare alla meta. Naturalmente l’ ennesima giornata tilt dei trasporti ha scatenato, oltre al caos cittadino, anche le reazioni della politica: «Brutta sorpresa per gli utenti. Non un cartello, un avviso, e niente scuse. Solo lunghe code e una navetta carro bestiame. Vergogna M5S!», il tweet della consigliera capitolina Pd, Ilaria Piccolo. E pure quella del Codacons che parla di «brutto lunedì per i romani», prospetta un «rischio concreto che le forti piogge e le possibili nevicate determineranno il caos totale» e promette una «denuncia in Procura per interruzione di pubblico servizio», se il Comune si farà cogliere impreparato.
andrea arzilli

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