24 Novembre 2020

Metro C fermata dalla vertenza indaga il garante degli scioperi

di Lorenzo d’Albergo Le prime due richieste sono arrivati alle 23.30 di domenica. Poi, pochi minuti dopo la mezzanotte, ecco un altro permesso. Infine gli ultimi tre, piombati via mail negli uffici di via Prenestina alle 4.30 A pochi minuti dall’entrata in servizio. Così, mettendo in fila i sei certificati che dovrebbero giustificare i presunti malanni patiti dai dipendenti Atac (o dei loro figli) che all’alba di ieri si sono assentati dal lavoro, nasce lo sciopero bianco che ha messo in ginocchio la metro C. Ecco le navette, gli inevitabili assembramenti a rischio contagio in fermata e a bordo degli autobus sostitutivi e le proteste dei pendolari. Con la linea verde, fuori gioco dalle 5.30 alle 10.30 del mattino, ieri è andato in tilt l’intero quadrante Est di Roma. In Campidoglio e in azienda sonosul piede di guerra: «Remano contro». È un boicottaggio. Una te- che ha persuaso anche il Garante degli scioperi: dall’Authority ieri hanno chiesto alla municipalizzata dei trasporti copia di tutta la documentazione utile ad approfondire il caso. In sostanza, il registro delle presenze e i certificati presentati dagli assenti last minute. Chi sono? Sei assistenti di linea degli otto che ieri avrebbero dovuto vigilare su 9 delle 22 stazioni dellaetro driverless, senza conducente. Non avendo timbrato, hanno lasciato la linea sguarnita. E, a norma di legge, senza le condizioni minime di sicurezza. In Comune nessuno crede alla coincidenza. Specie l’assessore ai Trasporti, Pietro Calabrese, che promette «pene esemplari» per i responsabili dello stop della tratta. Una minaccia che fa il paio con quella di Atac, pronta a denunciare gli impiegati infedeli per interruzione di pubblico servizio e falso se salteranno fuori problemi con i certificati medici. La sensazione a palazzo Senatorio è che i sei si siano assentati per protestare (peraltro a ridosso dello sciopero ufficiale già convocato per domattina) contro il congelamento delle trattative sindacali su un’indennità che richiedono ormai da tempo. Daniele Fuligni, sindacalista Cgil, la vede così: «Questi dipendenti svolgono tre funzioni: controllano il traffico sulla linea, sono capostazione e pure operatori a bordo dei treni in caso di guasti. Da quando la metro C è arrivata a San Giovanni, flussi sono aumentati e gli assistenti di linea sono troppo pochi. Lavorano 42 ore e non 39 a settimana, sono già in straordinario. Lo stop di oggi? Si era già rischiato altre quattro volte». Insomma, la divergenza di vedute tra lavoratori e Atac è chiara. Alla procura, cui si è rivolta il Codacons, e al Garante il compito di decidere chi ha ragione. Anche se l’ultimo sciopero bianco si è chiuso senza punizioni per i dipendenti: impossibile controbattere davanti ai certificati presentati da 37 macchinisti della Roma- per coprire la dimostrazione che a inizio febbraio ha bloccato per tutto il giorno la linea. Segnali di una città che Carlo Calenda, leader di Azione e candidato per la corsa al Campidoglio, definisce «fuori controllo. Nel momento in cui, a causa del Covid, ci sarebbe bisogno di rafforzare il trasporto pubblico, romani vengono piantati in asso da un’amministrazione inetta e incapace». Comune si va verso il question time: lo richiedono Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina con un piede ormai fuori dal M5S e con lui il Pd, FdI e Lega. opposizioni si chiedono come sia stato possibile far cominciare la settimana di migliaia di pendolari con la sorpresa di un’intera linea soppressa per assenteismo e navette come carri bestiame come unica opzione alternativa per raggiungere il posto di lavoro. Anche Tobia Zevi, presidente dell’osservatorio “Roma puoi dirlo forte!” candidato alle primarie del centrosinistra, punta il dito contro la giunta Raggi «responsabile politicamente di questo ennesimo disastro dei trasporti, che ha creato assembramenti nei pochissimi bus sostitutivi». Attacca anche il deputato renziano Luciano Nobili, che vuole portare il caso alla Camera: «È ora che il Parlamento si occupi del disastro di Roma.

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