Metalli tossici nelle “e-cig” Guariniello apre un’ inchiesta
-
fonte:
- La Sicilia.it
Giancarlo cologgi Roma. Arsenico, cadmio, piombo e cromo. Per essere dei sostitutivi delle sigarette normali, quelle elettroniche si sono “calate” un po’ troppo nella parte, e secondo le analisi di un’ inchiesta del settimanale “Il Salvagente” hanno mostrato un contenuto preoccupante di queste sostanze, ironicamente presenti anche in quelle di tabacco. Il dossier ora è in mano al procuratore Raffaele Guariniello di Torino, e conferma come ci sia bisogno di una maggiore regolazione del settore. Da imitare ci sarebbe l’ esempio della Gran Bretagna, dove l’ autorità regolatoria ha deciso che dal 2016 le “e-cig” saranno trattate come i farmaci da banco. I metalli, tossici o addirittura cancerogeni, sono stati trovati in sei liquidi testati dall’ università Federico II di Napoli. «I valori – ha spiegato Guariniello, che ha già un’ inchiesta aperta sull’ argomento – sembrerebbero molto elevati, in special modo in un campione, nel quale la concentrazione di arsenico sarebbe più elevata di quella ammessa per l’ acqua potabile. Valuteremo attentamente». Per il Codacons la scoperta sarebbe già sufficiente ad avviare «subito analisi a tappeto sui liquidi per e-cigarettes venduti in tutti i negozi d’ Italia, ed il ministero della Salute, sulla base del principio di precauzione, disponga il sequestro dei prodotti pericolosi per la salute». Il problema della scarsa uniformità dei prodotti, che possono contenere le più svariate quantità di nicotina oltre a sostanze non sempre lecite, è comune in tutta Europa. La decisione della britannica Mhra impone a tutti i produttori di preparare dei veri e propri dossier di sigarette e liquidi indicanti composizione e caratteristiche, che verranno valutati poi come dei normali farmaci, anche se le “e-cig” approvate saranno vendute anche al di fuori delle farmacie. Da qui al 2016 l’ agenzia cercherà di esortare i fabbricanti, che in molti casi sono le stesse multinazionali del tabacco, a mettersi in regola come qualcuno ha già fatto. A convincere l’ Mhra, che ha anche sondato il pubblico sull’ argomento, è proprio la convinzione che le sigarette attuali «non sono buone abbastanza, perché contengono dei contaminanti e il tasso di nicotina non è uniforme». Sul tema dovrebbe legiferare anche l’ Unione Europea, con la Commissione che ha emanato una direttiva molto simile alla decisione inglese ancora in via di approvazione, mentre alcuni paesi come la Francia e anche l’ Italia si stanno muovendo da soli, ad esempio bandendo le “e-cig” da scuole e luoghi pubblici. Che sia necessario intervenire lo confermano anche le cifre di questi dispositivi, che in Italia hanno conquistato due milioni di utilizzatori occasionali e 500mila abituali. L’ Anafe, l’ Associazione nazionale fumo elettronico, dopo l’ indagine che ha svelato la presenza di metalli pesanti e tossici nei liquidi di alcune e-cigarettes, ha chiesto un sistema normativo coerente e controlli stringenti sulle sigarette elettroniche importate dall’ estero e commercializzate con minori controlli, ad esempio su Internet. «Qui in Italia – precisa Massimiliano Mancini, presidente Anafe – lavoriamo con elevati standard di sicurezza, i nostri prodotti sono sicuri e rappresentano l’ 80% del mercato. Certamente – prosegue Mancini – ci sono anche prodotti importati dall’ estero, spesso senza o con scarsi controlli, che costano meno ma che possono presentare dei rischi. Arrivano da Cina, Polonia, India, Croazia, Russia, un import selvaggio facilitato dalla mancanza di regole». Per questo l’ invito del presidente Anafe ai consumatori è quello di «scegliere il prodotto cercando i marchi più noti, tracciabili, con tutte le informazioni sull’ azienda, piuttosto che rivolgersi a siti web spesso anonimi dietro cui non si sa chi si celi, per risparmiare qualche euro». «È necessario- conclude- che le istituzioni stabiliscano un controllo rigido dei prodotti immessi sul mercato, l’ auspicio però è che non si arrivi ad una caccia alle streghe». Intanto, uno studio tedesco dell’ Institute for Therapy and Health Research di Kiel pubblicato dalla rivista Bmj Open rivela che ogni dieci pubblicità sul tabacco viste il rischio che un adolescente diventi un fumatore aumenta del 40%. I ricercatori hanno monitorato 1.300 non fumatori tra 10 e 15 anni per 30 mesi, chiedendo loro quante volte erano stati esposti alle varie forme di pubblicità sul tabacco. Al termine dello studio un terzo dei soggetti aveva provato a fumare, e il 10% aveva fumato nel mese precedente. Cinque ragazzi su cento hanno ammesso più di 100 sigarette fumate nel periodo considerato, e una percentuale simile ha iniziato a fumare abitualmente. I giovani che avevano visto più spot hanno mostrato una probabilità doppia degli altri di diventare fumatori abituali. 14/06/2013.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
