10 Giugno 2019

Mercatone uno: quali rimedi per consumatori beffati

Fallisce un’ altra catena di ipermercati, lasciando a casa migliaia di lavoratori e beffando migliaia di consumatori che avevano ordinato e pagato merce che a questo punto non arriverà mai. Cucine, camerette e divani: inevasi ordini per centinaia di migliaia di euro, in tutta Italia a causa della chiusura di Mercatone Uno. La Procura di Milano ha aperto un’ inchiesta per bancarotta fraudolenta nei confronti della Sher non Holding la società che gestiva i 55 punti vendita di Mercatone Uno, sparsi su tutto il territorio nazionale ma, rimane la beffa dei consumatori che pur avendo già pagato la merce acquistata non l’ hanno ricevuta e difficilmente la spunteranno, considerato il fallimento della società. La formula, purtroppo, è nota ed anche nella nostra Provincia ci sono stati casi eclatanti. È ancora attivo infatti, presso il Tribunale di Torino, il fallimento della società Panmedia che gestiva i punti vendita Aiazzone; anche in questo caso le centinaia di consumatori, assistiti dagli avvocati del Codacons, si sono dovuti insinuare nel passivo del fallimento e stanno ancora attendendo che lo stesso si chiuda, al fine di recuperare i propri soldi. In tanti si sono rivolti alla nostra associazione in tutta Italia, anche per quest’ ultimo caso per chiedere come ottenere il rimborso degli acconti o ricevere a casa la merce ancora non consegnata. Le strade da seguire sono varie e se non ci sono speranze di avere la merce acquistata forse qualche speranza di recuperare il denaro speso, c’ è. Se i consumatori hanno pagato in contanti la merce possono fare istanza al Tribunale dove si è aperto il fallimento per insinuarsi nel passivo e sperare di poter recuperare i loro soldi: tale strada è però lunga e tortuosa in quanto trattasi di crediti chirografari (ovvero senza privilegio) e pertanto il fallimento, laddove fosse attivo, dovrà soddisfare prima i creditori privilegiati e solo con il residuo i consumatori chirografari. Se i consumatori hanno pagato con carta di credito potranno richiedere il rimborso al proprio Istituto facendo presente che la merce non è mai stata consegnata. Nel caso, invece, i consumatori avessero sottoscritto un contratto di finanziamento? Solitamente è questa la formula più utilizzata, anzi quella suggerita proprio dai punti vendita che hanno così nell’ immediato tutta la liquidità. In questo caso occorre fare subito una diffida alla società Shernon Holding e fissare un termine per la consegna della merce, trascorso il quale il contratto si intenderà risolto. Successivamente comunicare alla società finanziaria che il contratto di compravendita si è risolto per inadempimento del fornitore e pertanto si intende risolto anche il contratto di finanziamento. Se è stata versata qualche rata, la società finanziaria la dovrà restituire. È il classico esempio, infatti, di contratti collegati, per cui le sorti dell’ uno ricadono sull’ altro; ciò accade anche se nel contratto di finanziamento non vi è alcuna clausola di esclusiva (ovvero se non è indicato il bene acquistato). Avv. Maria Cristina Rizzo Ufficio Legale Codacons Potete contattare il CODACONS e lasciare un commento ai nostri articoli all’ indirizzo: I codacons.campania@gmail.com I nostri esperti sono sempre a vostra disposizione. Non esitate a sottoporci quesiti o a raccontarci le vostre “disavventure”… Vi risponderemo, in maniera rapida ed esaustiva, sulle pagine di Cronache.

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