26 maggio 2017

Mense, dopo Corsico Baranzate. Se paghi mangi, altrimenti.

Mense scolastiche, troppe famiglie non pagano e così sempre più comuni corrono ai ripari. Con misure a volte drastiche, ma che, si giustificano i sindaci, sono necessarie per evitare i buchi di bilancio. UNA QUESTIONE ANNOSA – Mense scolastiche, troppe famiglie non pagano e così sempre più comuni corrono ai ripari con misure a volte drastiche. Era stato il caso di Corsico, che aveva vietato la mensa ai figli dei morosi. Milano, dove le famiglie inadempienti sono circa 28mila, ha deciso di negare i centri estivi a chi non si fosse messo in regola. Da ultimo il comune di Baranzate che, come riporta Il Giorno, ha deciso di negare la mensa ai figli dei genitori morosi. In questo caso è stata applicata una “differenziazione” tra i figli di chi ha pagato, messi al centro della mensa e i morosi, ai lati. Molti dei quali però muniti di pranzo portato da casa. “Da qui in avanti – senza se, senza ma – chi dopo 20 pasti non paga, non mangia”, è la decisione . ropirtata sempre da Il giorno – della Giunta guidata dal sindaco Luca Elia. Sono infatti più del 50% le famiglie morose, con un buco da coprire è di 90mila euro. “Una scelta necessaria per dire che così non si va avanti”, aveva spiegato l’ assessore alle Politiche Educative Zoe Bevilacqua. Alla scuola è stata fornita la “lista nera” con i nomi dei bambini che devono essere esclusi dal servizio. Ma, tornando a Milano, un caso che nei giorni scorsi ha fatto discutere parecchio è quello dell’ avvocato Marco Maria Donzelli, presidente nazionale del Codacons, in prima fila nelle proteste dei consumatori. Da anni non paga la mensa delle tre figlie, ma non si sente in difetto. E – come spiega in un’ intervista a Rossella Verga sul Corriere della Sera, “ci sentiamo danneggiati, non morosi”. E aggiunge: ” Siamo obbligati a usufruire di questa mensa. Noi avremmo voluto portare il cibo da casa, ma ci è stato impedito. Non potevamo fare altrimenti. Io e mia moglie lavoriamo, per noi è impossibile andare a prendere la bambina all’ ora di pranzo”. Insomma, la questione sempre tutt’ altro che vicina a una conclusione che metta d’ accordo scuole, comuni e famiglie. Con bambini che non c’ entrano nulla ma per forza di cose vengono coinvolti e le casse comunali che rischiano di veder allargare i propri buchi di bilancio.