Mense, 17 condanne per truffa
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fonte:
- la Repubblica
A sette anni e mezzo dagli arresti e a dieci dagli episodi contestati, arriva finalmente a conclusione il processo Cascina a 32 persone, accusate di truffa e frode in pubbliche forniture, di alcuni episodi di falso, e di aver commercializzato e somministrato sostanze nocive per la salute. Ieri mattina, il giudice monocratico del tribunale di Bari, Maria Mitola, ha condannato 17 dei 32 a pene comprese fra i sei mesi e i due anni e mezzo di reclusione, per i reati di truffa e frode nelle pubbliche forniture. Tutti assolti per i reati alimentari. Per i falsi e alcuni episodi di truffa, il giudice ha dichiarato "non doversi procedere per prescrizione dei reati" nei confronti di nove imputati, tra cui Giorgio Federici e Angelo Chiorazzo, all´epoca dei fatti rispettivamente presidente e vicepresidente della Cascina, e Vito Barnabà, legale rappresentante della Alga Srl, ditta aggiudicataria dell´appalto per la fornitura di pasti nelle scuole materne ed elementari di Bari. Tra i sei assolti, l´imprenditore barese Vito Ladisa, anch´egli vincitore dell´appalto per le somministrazioni di alimenti nelle mense delle scuole materne ed elementari di Bari, accusato di truffa e frode. La pubblica accusa aveva chiesto 32 condanne a pene comprese fra i tre anni e un mese e i cinque anni di reclusione. Le pene più alte (due anni e mezzo di reclusione) sono state inflitte a Salvatore Menolascina ed Emilio Roussier Fusco, all´epoca dei fatti amministratore di fatto e responsabile commerciale della sede di Bari della Cascina. A due anni e tre mesi sono stati condannati i fornitori della cooperativa Luigi Partipilo, Rosario Mastrangelo e i dirigenti della Cascina Gabriele Scotti e Ivan Perrone. A un anno e sei mesi Luigi Grimaldi e Camillo Aceto, all´epoca vicepresidente della Cascina e responsabile dell´ufficio amministrativo della società. Un anno di reclusione ciascuno per Roberto Esposito e Felice Arenella, direttore e vicedirettore del centro cottura della Cascina nel Policlinico di Bari. Secondo i pm Lorenzo Nicastro e Roberto Rossi (ora passati ad altro incarico) gli imputati, a vario titolo, all´inizio del 2000 hanno servito cibi di pessima qualità, a volte scaduti e avariati, ai bimbi ammalati del Policlinico di Bari, agli alunni di scuole baresi e agli studenti dell´università. Alle gare d´appalto, poi, avrebbero partecipato truffando le amministrazioni pubbliche producendo autocertificazioni false che attestavano il pagamento di contributi previdenziali e assistenziali, tasse e imposte. Il colossale raggiro venne alla luce il 9 aprile 2003 quando furono arrestate otto persone mentre ad altre due furono notificate misure cautelari interdittive degli uffici direttivi dell´attività d´impresa. Il giudice Mitola ha anche condannato i 17 al risarcimento dei danni morali e materiali nei confronti del Comune di Bari (che aveva chiesto 500 mila euro), della Asl, dell´Adisu (ex Edisu, ente per il diritto allo studio), di Codacons, Adoc e Federconsumatori che si erano costituiti parte civile. I danni dovranno essere quantificati in sede civile. E a conclusione del processo, il legale della cooperativa romana, l´avvocato Francesco Paolo Sisto, commenta: «La sentenza del tribunale di Bari vede notevolmente ridimensionata la prospettazione dell´accusa, affermando responsabilità parziali e per fatti specifici. Sono stati condannati pochi imputati e per pochi reati. Nessuna condanna per la Cascina, che vede anzi confermata la sua capacità di stare sul mercato. Una valutazione che trova riscontro nella mancata liquidazione immediata del danno alle parti civili».
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