23 Febbraio 2016

Meno tre. Sulle incompiute è dietrofront

Meno tre. Sulle incompiute è dietrofront

MARTINA MARINANGELI Ancona Piccoli passi, ma nella direzione giusta. Le Marche delle incompiute vedono scendere di tre unità il numero di opere rimaste in stand by a causa della crisi, di aziende che falliscono, della mancanza di fondi, ma anche per intoppi e lungaggini burocratiche. Si passa da 20 a 17 nel giro di un anno, in controtendenza rispetto al resto del Paese. I dati dell’ Anagrafe delle opere, elaborati dal Codacons, fotografano infatti un’ Italia paralizzata dai troppi cantieri ancora aperti. Se nel 2013 si potevano contare 692 incompiute, nel 2014 il numero è salito a 868, e la maglia nera spetta alla Sicilia, che in un solo anno è riuscita a passare da 67 a 215 cantieri in stallo, guadagnandosi un poco onorevole primo posto. Il record positivo va invece alla provincia autonoma di Trento, che non ha lavori in sospeso, e alla Valle d’ Aosta, che ne ha solo uno. In questa sconfortante classifica, le Marche si possono considerare tra le regioni virtuose, grazie a un 14° posto che le vede dietro anche alle blasonate Emilia Romagna (27 incompiute) e Toscana (35). Un buon piazzamento, che però non deve far abbassare la guardia. Sono infatti ancora 17 le opere non portate a termine, tra cui il tanto atteso Inrca ad Ancona, un intervento da quasi 8 milioni di euro, e la funivia all’ ex Fornace Volponi a Urbino (17 milioni 547 mila euro). Per il resto, si tratta per lo più di lavori di manutenzione, messa in sicurezza, e risanamento, e alcuni sono stati portati a termine. Si tratta delle opere stradali di sistemazione della viabilità interna e dei piazzali, e delle opere edili e impianti connessi del Centro intermodale Tronto Spa, presenti nell’ anagrafe delle incompiute 2013, ma sparite da quella del 2014. Così come l’ interramento delle reti tecnologiche del centro storico del Comune di Appignano, la riparazione dei danni e miglioramento sismico della Chiesa del Civico Cimitero a Barbara, la messa a norma del nido d’ infanzia “il Colibrì” nel Comune di Montemarciano, e l’ intervento di conservazione delle mura castellane e l’ avvio del Parco Urbano della Canale a Serra Sant’ Abbondio. Ma per sei cantieri chiusi, se ne aggiungono tre che non erano presenti nella classifica del 2013. Le new entry sono i lavori di manutenzione e messa in sicurezza di strade comunali e la sistemazione urbana della piazza centrale a Mondavio (2 cantieri per un totale di 400 mila euro), e la realizzazione di urbanizzazione all’ interno del comparto edificatorio di nuovo impianto a Montecchio (2 milioni 250 mila euro) Guardando il numero delle incompiute regione per regione, si nota che dopo la Sicilia (215) si piazzano, ma a distanza, la Calabria con 93 opere previste ma non portate a termine, la Puglia (81), la Sardegna (67) e il Lazio (54). Secondo il Codacons, che ha calcolato la differenza tra il 2013 e il 2014 (ultimo anno disponibile), il risultato è sconfortante: in Italia, ponti, strade, dighe e infrastrutture di interesse nazionale, iniziate e mai terminate, hanno prodotto “un immenso spreco di soldi pubblici pari a 4 miliardi di euro”, che aumenterebbe di altri 1,4 miliardi se si intendesse completarle. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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