Meno soldi, meno consumi Crolla la spesa delle famiglie
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fonte:
- La Stampa
Il portafoglio delle famiglie italiane è sempre più leggero: brutte notizie per i consumi e brutte notizie per la ripresa. Mentre nei Palazzi romani si dibatte sulle risorse da destinare al taglio del cuneo fiscale per dare più soldi ai lavoratori in busta paga e per rendere le imprese più competitive, l’ Istat manda segnali d’ allarme. Nei primi sei mesi dell’ anno il potere d’ acquisto delle famiglie italiane, che include gli effetti dell’ inflazione sul reddito disponibile, è diminuito dell’ 1,7% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Nel secondo trimestre, con un reddito disponibile che scende dello 0,6%, il potere d’ acquisto cala dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,3% nei confronti dello stesso periodo 2012. Questo spiega altri fenomeni, a cominciare dalla dinamica della spesa delle famiglie per i consumi. Tra marzo e giugno – avverte l’ Istituto nazionale di statistica – è calata dello 0,3% rispetto al primo trimestre e dell’ 1,8% sul secondo trimestre dell’ anno precedente. Piccola consolazione: cresce, seppure di poco, la propensione al risparmio rispetto a un anno fa (+1,7%), ma cala sui primi tre mesi (-0,2%). Insomma la crisi non molla la presa. Lo conferma anche l’ analisi svolta dal capo economista di Nomisma relativi ai numeri statistici. «Tenendo conto della dinamica della popolazione – afferma Sergio De Nardis – il potere d’ acquisto in termini pro capite è ora sotto i livelli del 1990 e la spesa per consumi per abitante sotto quelli del 1997. I dati del secondo trimestre aggiornano la contabilità dell’ arretramento subito dal benessere delle famiglie italiane negli ultimi anni». Quella che De Nardis definisce una «precipitazione» che si è sviluppata nel giro di 6 anni è avvenuta «in modo molto disuguale, come testimonia l’ aumento degli indici di disuguaglianza e delle famiglie in condizioni di povertà». La strada per il recupero dei livelli di benessere di qualche anno fa «non potrà che essere lunga e accidentata». I consumatori del Codacons, provano a tradurre in cifre il calo del potere d’ acquisto. La definiscono una stangata «invisibile» e «impietosa» per le famiglie. «È come se una famiglia di 3 persone – spiega l’ associazione – in appena 6 mesi, avesse avuto una perdita equivalente a 594 euro (489 una famiglia di 2 componenti, 654 una di 4)». A questi dati, si aggiunge la perdita del potere d’ acquisto relativa al 2012, pari al 4,7%: «In un anno e mezzo – evidenzia il Codacons – è come se una famiglia di 3 persone avesse avuto una tassa invisibile pari a 2.236 euro».In un contesto come questo, in cui la pressione fiscale vola al 43,8% (sempre nel secondo trimestre), è assai arduo immaginare una ripresa dei consumi delle famiglie, dopo il crollo di oltre il 4% registrato nel 2012. A seguito della perdita di potere d’ acquisto, secondo un’ analisi di Coldiretti, il 57% degli italiani è stato costretto per risparmiare a scegliere a prodotti più economici nel largo consumo, il 68 per cento dei consumatori ha tagliato sull’ abbigliamento e il 43 per cento usa meno l’ auto. Il taglio complessivo dei consumi alimentari, già ai minimi degli ultimi 20 anni, in questo 2013, sarebbe, secondo l’ organizzazione di imprenditori agricoli, pari al 4%. Anche la Cia – Confederazione italiana agricoltori sottolinea «la feroce spendig review» in atto tra le mura domestiche, col 62% delle famiglie che «riduce le quantità di cibo acquistate». E l’ aumento dell’ Iva al 22% «non fa che rendere tutto ancora più difficile».
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