10 Agosto 2005

Mele cinesi, fagiolini egiziani: occhio al finto made in Italy

Mele cinesi, fagiolini egiziani: occhio al finto made in Italy

Mele cinesi, ciliegie turche, pesche spagnole, zucchine marocchine, fagiolini egiziani. La tavola degli italiani è diventata “multietnica“, molto spesso a loro insaputa. Quante volte si comprano al mercato chili di frutta e verdura senza avere la minima idea di che cosa si sta comprando, se pomodori siciliani oppure olandesi, se uva toscana oppure cilena. Fateci caso: le etichette che segnalavano qualità e provenienza dei prodotti, per legge obbligatorie, sono praticamente sparite dai banchi. Eppure è bene sapere quel che si mangia, perché ormai quasi il 20% della frutta e verdura che consumiamo viene da molto lontano. Per l`esattezza, “arrivano dall`estero ogni anno 3 miliardi e mezzo di chili, spesso venduti senza alcuna indicazione sulla provenienza e tante volte spacciati come italiani“, denuncia la Coldiretti. Un imbroglio bello e buono per gli italiani che comprano e anche per quelli che producono. La Coldiretti non ci sta e lancia una battaglia per la trasparenza e in difesa del “made in Italy“: oggi centinaia di trattori si schiereranno nel porto di Ravenna, dove sbarcano oltre due milioni di tonnellate di derrate alimentari all`anno. Gli imprenditori intendono controllare che la frutta e verdura importata sia correttamente etichettata, con l`indicazione cioé di origine, qualità e varietà, come la legge impone. Una battaglia che “vuole garantire la possibilità di fare acquisti consapevoli, al giusto prezzo“. E sì, perché chi acquista frutta e verdura “straniera“ mica risparmia. “Tanto per fare un esempio le mele cinesi vengono vendute allo stesso prezzo di quelle italiane, quando i costi di produzione sono molti più bassi rispetto ai nostri e quindi dovrebbero costare molto meno“, sostiene Lorenzo Bazzana, responsabile economico Coldiretti. Le etichette, che dovrebbero dirci tutto sulla frutta e sulla verdura che acquistiamo, spesso non ci sono, soprattutto nei mercati. E quando ci sono, sono sbagliate: da una recente indagine Coldiretti risulta che solo un`etichetta su quattro è regolare. Trasparenza, dunque, ma anche sicurezza perché i consumatori hanno il diritto di sapere, tra l`altro, se i prodotti che acquistano sono Ogm e con quali concimi o agrofarmaci sono stati trattati “poichè in molti Paesi esteri non ci sono limitazioni e controlli adeguati“, avvertono le associazioni dei consumatori. E` un vero peccato che la frutta italiana, “più sicura, più buona, resti invenduta mentre dall`estero ne arriva in gran quantità. Consumiamo i nostri prodotti, aiutiamo così la nostra economia“, è l`invito di Confagricoltura. Ben vengano i controlli, “per evitare che entrino prodotti da paesi extracomunitari – sostiene Confagricoltura – magari attraverso traingolazioni illegittime“. “Non si possono vietare le importazioni, questo è chiaro, il problema è che devono essere controllate, e soprattutto chi compra deve essere ben informato“, sostiene Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori. Tanto più che “chi vende sul mercato italiano frutta dall`estero di cui non si conosce la provenienza commette il reato di frode in commercio“. Ed è per questo che Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori invitano le Procure della Repubblica di confine, in particolar modo quella di Ravenna, ad attuare controlli a tappeto sull`arrivo e la destinazione delle tonnellate di frutta straniera importata in Italia.

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