10 Dicembre 2015

«Meglio ora che in Cassazione»

«Meglio ora che in Cassazione»
i magistrati dell’ accusa: «abbiamo studiato le carte, meglio metterle subito a posto»

lTA R A N TO.Il processo al disastro ambientale provocato dall’ attività dello stabilimento siderurgico Ilva torna all’ udienza preliminare, iniziata il 19 giugno del 2014 e conclusasi faticosamente lo scorso 23 luglio. Lo ha deciso la corte d’ assise in quella che, dopo due udienze vanificate prima da un difetto di notifica e poi dall’ asten sione dei penalisti, doveva essere la prima vera udienza. Invece, per tre errori formali (chiamiamoli con il proprio nome: tre copia e incolla fatti male), tutto riprenderà, l’ anno nuovo, dinanzi ad un nuovo giudice per l’ udienza preliminare (quasi sicuramente la dottoressa Anna De Simone, presidente dell’ apposita sezione), essendo la precedente, Vilma Gilli, divenuta incompatibile per aver firmato oltre al decreto che ha disposto il giudizio dei 47 imputati di «Ambiente svenduto», decreto dichiarato nullo ieri dalla corte d’ assise, anche il dispositivo di sentenza riguardante gli imputati giudicati con il rito abbreviato. Nel decreto che dispone il giudizio c’ erano tre anomalie, segnalate ieri mattina, in apertura di udienza, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino. La prima riguardava l’ omissione del nome del difensore d’ ufficio per gli 11 imputati i cui difensori di fiducia risultavano assenti. La seconda l’ insufficiente descrizione per 12 imputati – del fatto loro contestato, con l’ omessa indicazione delle qualifiche soggettive e del periodo di esercizio delle stesse. La terza, l’ incompletezza del capo di imputazione riguardante la società Il va spa. Questioni che possono essere sollevate in ogni momento e grado di giudizio e dunque allo scopo di evitare brutte sorprese a processo arrivato magari in Cassazione, la Procura ha preferito il male minore, sollevando subito le questioni e invocando una nullità relativa, cioè sollecitando la corte d’ assise a disporre la nullità solo degli atti relativi agli imputati senza – apparente – difensore o con il capo di imputazione generico. Di diverso avviso, invece, è stata la corte d’ a s s i s e, che ha annullato il decreto che dispone il giudizio, inviando di nuovi tutti gli atti all’ ufficio gup. Ma cosa è successo materialmente? Nell’ udienza del 23 luglio scorso, quella conclusasi con il rinvio a giudizio dei 47 imputati, nel verbale di udienza 11 imputati (Fabio Riva, Ivan Di Maggio, Bruno Ferrante, Antonio Colucci, Cosimo Giovinazzi, Cataldo De Michele, Nichi Vendola, Massimo Blonda, Dario Ticali, Pierfrancesco Palmisano e la società Riva Fire) risultano senza difesa, essendo i relativi avvocati di fiducia assenti. Come scritto nel decreto che dispone il loro giudizio, il giudice Vilma Gilli ha correttamente proceduto alla nomina per loro di un avvocato d’ ufficio, Vincenzo Vozza del foro di Taranto, ma di tale nomina non c’ è traccia nel verbale della stessa udienza ed essendo, ha rilevato la corte d’ assise, il verbale presupposto del decreto di dispone il giudizio, quest’ ultimo va annullato, prospettandosi una lesione del diritto di difesa. Ora, è evidente che quegli 11 imputati sono stati, e ampiamente, difesi nel corso della lunghissima udienza preliminare, e che si è trattato di l TA R A N TO. «Abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere. Capisco chi è dispiaciuto per il rinvio del processo ma non potevamo non sollevare le eccezioni che erano tali da poter essere sollevate in ogni momento e grado di giudizio e quindi potenzialmente capaci di vanificare tutto il lavoro svolto una volta arrivati al cospetto della Corte di Cassazione». Il procuratore capo Franco Sebastio al termine dell’ udienza del processo «Ambiente svenduto» ha spiegato ai giornalisti il senso delle questioni sollevate dall’ aggiunto Pietro Argentino, a nome del pool che ha svolto l’ in chiesta sull’ Ilva. Mettere a posto le carte, ora e subito, piuttosto che attendere che lo chiedano altri, magari quando tra alcuni anni, con il dibattimento arrivato ad altri gradi di giudizio, per alcuni reati inizia ad avvicinarsi lo spettro della prescrizione: questo lo spirito che ha animato, certo a malincuore, la Procura. La palla passa ora all’ ufficio gip-gup, guidato dalla dottoressa Anna De Simone, a cui spetterà fissare nuovamente l’ udienza preliminare e notificare il relativo avviso a tutte le parti. Prevedibile che ciò avvenga all’ inizio del 2016 e che venga utilizzata anche per questa incombenza l’ aula magna messa della caserma dell’ aeronautica utilizzata per ospitare il maxi processo in corte d’ assise. Non nasconde la sua delusione sull’ andamento del dibattimento Angelo Bonelli, leader dei Verdi – partito costituitosi parte civile nel processo – e consigliere comunale a Taranto. «Non ho parole e sono profondamente addolorato e sconcertato dall’ annulla mento del processo Ambiente Svenduto. Ora le posizioni di alcuni imputati con molta probabilità andranno in prescrizione perché in Italia accade che per la mancata trascrizione su un verbale di un nome di un avvocato slitta un processo tra i più gravi della storia della Repubblica italiana e così i morti e gli avvelenati di Taranto dovranno ancora attendere per avere giustizia. Questa Italia che con virgole e punti – conclude Bonelli – fa saltare processi, non mi piace questo non è l’ Italia che vorrei». «Ora il Gup dovrà sanare in poche settimane il vizio che ha portato al rinvio degli atti da parte della Corte d’ assise di Taranto, e procedere al corretto rinvio a giudizio prima che si avvicini il termine per la prescrizione» ha detto invece il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, secondo cui il rinvio all’ udienza preliminare del processo «comporta anche un aspetto po sitivo: il Codacons ha deciso infatti di riaprire i termini dell’ azione risarcitoria in favore degli abitanti di Taranto danneggiati sul fronte ambientale e su quello della salute». «Tutti i residenti della città, indipendentemente da eventuali patologie insorte – è detto in una nota – possono ancora chiedere i danni da Ilva, costituendosi parte civile nel processo attraverso il Codacons, entro il prossimo 31 dicembre – prosegue Rienzi – Azione resa oggi ancor più forte dalla relazione Asl sulle polveri sottili, che contiene elementi importanti sul fronte dei rischi corsi dagli abitanti, e che alza il valore dei risarcimenti almeno a 100mila euro a cittadino in caso di malattie riconducibili all’ inquinamen to dell’ aria». [M.Maz.]
 
 

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