27 Luglio 2005

Meglio neopuritani o neomachiavellici?

Meglio neopuritani o neomachiavellici?

Troppe consulenze, stipendi eccessivi, staff pletorici: alcuni governatori dell`Unione sembrano aver perso il senso della misura. E la Corte dei conti chiede chiarimenti.











Aumento delle commissioni consiliari, staff esorbitanti, costi esagerati e un tema, la questione morale, che agita il centrosinistra dopo alcune discutibili decisioni assunte in alcune regioni governate dall`Unione. Tanto che, come richiesta di informazioni, la procura generale presso la Corte dei conti avrebbe inviato cinque quesiti alla Regione Lazio. E c`è da scommettere che anche altrove i magistrati contabili vorranno chiarimenti sia agendo d`ufficio sia in seguito all`esposto presentato dal Codacons in 20 procure. Molti presidenti di regione non hanno accettato l`atto d`accusa rappresentato dall`ordine del giorno approvato nel consiglio nazionale dei Ds venerdì 15 luglio, firmato da due esponenti dell`opposizione interna come Cesare Salvi e Fabio Mussi e da un «padre nobile» come Giorgio Napolitano, che si dicono sconcertati. Un tema spinoso che ha costretto a intervenire il segretario della Quercia, Piero Fassino (timoroso forse di una rimonta della minoranza diessina), invitando a maggiore «sobrietà di comportamenti».

Sobrietà? Un polverone inaccettabile, protesta Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, che accusa di superficialità il parlamentino della Quercia rivendicando una gestione virtuosa. In consiglio sono state decise 12 commissioni speciali, oltre alle sei permanenti, il cui insediamento è rinviato. Il presidente del consiglio regionale, Sandra Lonardo Mastella (moglie di Clemente, leader dell`Udeur), ammette che «qualcuna di troppo forse c`è, ma che ci siano le commissioni è positivo: devono produrre risultati, ascoltare la gente realizzando leggi di qualità». E garantisce «un costante monitoraggio», perché va evitata l`idea «un po` borbonica secondo la quale le commissioni sono solo un contentino per qualche consigliere». Ormai le regioni sono diventate un problema, anziché contribuire a risolvere i problemi dello Stato, rilevava Sabino Cassese sul Corriere della sera del 19 luglio. È anche vero, commenta Sandra Mastella, che «i compiti sono più ampi di quanto il legislatore potesse immaginare. E a proposito di eccessi, non sarebbe il caso di rivedere, in termini di efficienza, l`intera struttura istituzionale del Paese?».

Pur se vanno divise le responsabilità tra consigli e giunte regionali, Piero Marrazzo (Margherita), presidente della Regione Lazio, ha faticato per attenuare i malumori della sua stessa maggioranza. Con assessori passati da 12 a 16, commissioni cresciute da 14 a 24, personale di segreteria aumentato da 137 a 177 e così via (come ha elencato Salvi), Marrazzo è stato costretto a fare marcia indietro su alcune voci ed emolumenti particolarmente elevati, decidendo anche di non parlare più della questione con i giornalisti.



C`è però un passaggio interessante nella delibera adottata dalla giunta Marrazzo l`11 luglio, in seguito alle polemiche. Nella premessa, fra l`altro, si considera «l`opportunità, in coerenza con i principi di legalità, buon andamento e trasparenza, di introdurre un criterio più stringente al quale la giunta deve attenersi nello stabilire il trattamento economico dei responsabili delle strutture di stretta collaborazione e di estendere il criterio stesso al trattamento economico del segretario generale».

Con questo passaggio, secondo qualcuno, si ammette indirettamente che in precedenza i criteri adottati non erano coerenti al «buon andamento e alla trasparenza» e magari la Corte dei conti vorrà capirne di più. «E poi ciascuno dei suoi tre addetti stampa guadagna 150 mila euro l`anno» protesta Andrea Augello (An), vicepresidente del consiglio regionale del Lazio. «Come assessore al Bilancio nella precedente giunta Storace, ho speso solo 50 mila euro per una consulenza, dimezzando il disavanzo sanitario e utilizzando tutti i fondi comunitari». Non ci sta a essere indicato come sperperatore del denaro pubblico Agazio Loiero (Margherita). Afferma il presidente della Calabria: «I tre sottosegretari che ho nominato sono pagati come direttori generali e si occupano di temi specifici: Gioia Tauro, la gestione dei fondi comunitari e le politiche istituzionali. Prima di me c`è stata un`apocalisse amministrativa». Nessun problema morale, sostiene, «tanto che non ho ancora nominato consulenti. Nei primi tre mesi di quest`anno, invece, la giunta precedente ha speso tutti i fondi annuali destinati alle consulenze». Mentre il portavoce fa parte dello staff presidenziale, l`ufficio stampa è composto da tre giornalisti, anche se un decreto presidenziale prevede che si possa arrivare fino a 15.

Il presidente del Piemonte, Mercedes Bresso (Ds), indica invece la strada da seguire: «Il vero problema è la proliferazione nel tempo di società, agenzie, fondazioni a partecipazione pubblica» dice a Panorama. E ha cominciato a tagliare: per esempio lo stipendio del presidente della Sito, società interporto Torino, è sceso da 180 mila a 80 mila euro l`anno. Mentre le perdite delle Terme di Acqui (circa 90 mila euro l`anno) sono state recuperate diminuendo le indennità degli amministratori, pari a 160 mila euro. «Con un po` di buona volontà si può e si deve fare economia» insiste Bresso, che vuole anche tagliare i benefit dei consiglieri, oltre ad aver dimezzato (rispetto al passato) lo stipendio del suo staff di tre persone. Il portavoce ora guadagna 55 mila euro: si trova benissimo, certo che se lavorasse nel Lazio…

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