«Medico o contabile? »
-
fonte:
- La Sicilia
Leggo su La Sicilia di domenica “Medici in rivolta: Siamo puliti”. Si tratta della presunta iperprescrizione di farmaci per l’ osteoporosi che vede coinvolti nell’ indagine ben 937 medici. Sulla vicenda ritengo sia doveroso fare una riflessione: il medico deve primariamente curare o fare il contabile per rientrare in un predefinito budget di spesa? E se deve usare al posto del fonendoscopio la calcolatrice, che elementi ha a disposizione per decidere quale patologia o paziente trattare per evitare di “sforare” nella spesa che viene indotta dalla prescrizioni di farmaci ed accertamenti diagnostici… il costo indotto dalla prescrizione? Quindi un soggetto la cui patologia richiede un farmaco che costa poco può essere curato mentre un paziente affetto da patologia che richiede un farmaco costoso non potrà essere curato? L’ ars maedica è oggi diventata un “mestiere” difficile perché da tempo la sanità è in preda ad una deriva a causa della crisi economica, degli sprechi eccessivi, della scarsa attenzione alla prevenzione che viene vista come un costo e non, come invece dev’ essere, un investimento per il futuro e della mancata programmazione come ad esempio la definizione dei bacini di utenza i quali a 13 anni dall’ emanazione del decreto 890/2002 non sono stati ancora definiti. Altro quesito: ma il medico deve necessariamente seguire pedissequamente le linee guida (redatte da altri colleghi e certamente limitate dalla conoscenza dello stato dell’ arte di una determinata patologia) oppure in base alla sua esperienza ed alla variabilità biologica che contraddistingue gli esseri viventi, e quindi anche l’ uomo, può derogare da esse? Ovviamente il cervello umano non un computer né tanto meno l’ organismo robot che risponde sempre allo stesso modo in relazione alla programmazione del software gestionale. Probabilmente ci sarà qualche caso in cui si sarà forzata la mano ma, sinceramente, 937 medici mi sembrano troppi per parlare di inappropriatezza generalizzata. Non ci dimenti chiamo che stiamo parlando di osteoporosi, patologia prevalentemente femminile, nei confronti della quale è di fondamentale importanza la prevenzione. Inoltre, il medico deve conoscere e riconoscere in base ad una serie di fattori tra cui la familiarità, lo stile di vita e alimentare etc. una determinata patologia e questo deriva dall’ esperienza che nessuna nota del farmaco (nel caso di specie la 79) o linea guida può redigere esaustivamente. I vertici dell’ Asp se lo sono chiesti a quanto ammonteranno i costi della non prevenzione messa in atto dalla stigmatizzazione della categoria dei medici che facendo di tutta l’ erba un fascio prescrivono farmaci per la prevenzione dell’ osteoporosi in modo eccessivo e che, preoccupati dall’ inchiesta e dal clamore che questa sta suscitando, rischiano di non prescrivere i farmaci necessari con ricadute negative sulla salute pubblica? Resta comunque il fatto che l’ operatore sanitario privato convenzionato, sia esso medico di medicina generale sia specialista, è finito sotto una lente di ingrandimento che ingigantisce enormemente la realtà dei fatti. Chi ha speculato dolosamente e con prove sicure che paghi pure ma non si può asservire la professione medica alle esigenze di bilancio più che alle esigenze sanitarie della popolazione della provincia di Catania. DOTT. GIOVANNI TRINGALI responsabile Salute e Alimenti Codacons.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SANITA'
-
Tags: farmaci, Giovanni Tringali, medici, osteoporosi, sanità , sicilia
