20 maggio 2018

«Medico anti-droga, quel licenziamento è stato illegittimo»

LA SENTENZA VERONA Fu illegittimo il licenziamento del dottor Giovanni Serpelloni da parte dell’ allora Ulss 20 di Verona. Lo afferma la Cassazione, nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi, dichiarando inammissibile il ricorso dell’ azienda sanitaria contro il verdetto della Corte d’ Appello di Venezia, che a propria volta nel 2016 aveva ritenuto corretto il reintegro del medico. Una figura conosciuta ben oltre i confini del Veneto, visti i suoi pregressi incarichi. I FATTI Già direttore dell’ Osservatorio regionale sulle dipendenze e del Dipartimento per le politiche antidroga voluto dal sottosegretario dell’ epoca Carlo Giovanardi, l’ esperto aveva perso il posto al vertice del Sert scaligero con l’ accusa di essersi appropriato di un software. Si trattava di Mfp, programma attualmente in uso ad un centinaio di servizi per le tossicodipendenze in tutta Italia, finito al centro di un’ inchiesta penale. Insieme ad altri indagati, Serpelloni era stato accusato di aver preteso dalla società assegnataria dell’ assistenza e della manutenzione del pacchetto informatico una percentuale sulle somme incassate, minacciando in caso contrario la revoca dell’ incarico. Ma oltre al fronte penale, c’ era anche un filone disciplinare: così come ai colleghi Maurizio Gomma e Oliviero Bosco, al medico era stato contestato di aver «ceduto a Codacons i diritti commerciali e consegnato all’ associazione anche i codici sorgente, al fine di permettere all’ associazione medesima di provvedere al loro deposito presso la Siae», secondo quanto hanno riassunto i giudici della Suprema Corte. Per questo tra la fine del 2014 e l’ inizio del 2015 i tre camici bianchi erano stati licenziati, con un provvedimento ratificato dal direttore generale del tempo Maria Giuseppina Bonavina. LE MOTIVAZIONI Sulla legittimità della procedura era stata battaglia sia in primo che in secondo grado. Ma è sulla valutazione del merito che si è concentrata la Cassazione, nel confermare che la rimozione di Serpelloni (e pure di Bosco, oggetto di un verdetto gemello) fu contraria alla legge. I medici hanno infatti sempre sostenuto di essere gli ideatori del software e l’ ex Ulss 20 non ha mai dimostrato i propri diritti di proprietà. «Era quest’ ultima – e non il lavoratore che ha subìto la sanzione disciplinare espulsiva – a dovere provare i presupposti di legittimità del licenziamento irrogato», hanno scritto gli ermellini, condannando anche l’ azienda sanitaria a pagare oltre diecimila euro di spese. A.Pe. © RIPRODUZIONE RISERVATA.