Medicine, sconti bluff e sanità più cara
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fonte:
- Il Messaggero
Consumatori accusano: riduzioni mascherate e aumenti al banco delle farmacie
PERUGIA – Pochi sconti e virtuali. A tre mesi di distanza dall`entrata in vigore del decreto Storace dai monitoraggi sugli sconti sui farmaci derivano altre brutte notizie per i consumatori. Lo rivelano Adiconsum e Codacons Umbria secondo cui il numero di farmacie che praticano le riduzioni previste dal Ministero «è ancora insufficiente», con sconti non applicati o concessi su un gruppo ristretto di prodotti. Replica Federfarma Umbria secondo cui solo il 25% delle farmacie non applicherebbe le riduzioni. Tutto questo mentre nell`ultimo mese anche la voce spese per la salute ha ripreso a crescere.
Con l`applicazione del decreto Storace, quando il cittadino si presenta al banco con una ricetta con la prescrizione di un farmaco appartenente alla “classe C“, il farmacista dovrebbe consigliare medicinali a basso prezzo dalle caratteristiche identiche: principio attivo, somministrazione, modalità di rilascio, dosaggio unitario e forma farmaceutica. Sono i cosiddetti “farmaci equivalenti“ che, però, consentono al Ssr di risparmiare anche oltre il 20%. «Se nella prescrizione non è indicata la “non sostituibilità“ del medicinale – fanno notare dall`Adiconsum regionale – il farmacista, su richiesta del cliente, è tenuto a fornire un medicinale dal prezzo inferiore». Ma la protesta delle associazioni riguarda i farmaci a “richiesta diretta“, senza obbligo di prescrizione e di automedicazione. Prodotti per i quali il Ministero ha disposto sconti fino al 20% sul prezzo massimo stabilito dalla casa. «Lo sconto può variare da medicinale a medicinale – aggiungono dall`associazione – e dovrebbe essere applicato senza discriminazioni a tutti. Tuttavia, da una nostra prima indagine, è emerso che lo sconto, non solo non viene applicato, ma si è rivelato un bluff a causa di aumenti preventivi praticati dalle farmacie». Secondo il Codacons, che a livello nazionale rileva come la metà delle farmacie non applichi gli sconti, anche laddove la riduzione viene proposta, questa riguarda «pochi prodotti con percentuali ridotte».
Non si è fatta attendere la replica di Federfarma che in Umbria rappresenta 250 esercizi. Per il presidente regionale, Augusto Luciani, nonostante le perplessità iniziali il sistema sta entrando a regime. «Nei 60 giorni successivi all`applicazione del decreto – spiega il dottor Luciani – il 50% delle farmacie applicava sconti. Poi si è passati al 52% ed ora, dopo la circolare Federfarma, è stato appurato che solo il 25% delle farmacie non fa sconti. Quella del farmacista è una professione particolare che bisogna valutare anche per il servizio di ascolto, informazione, ubicazione e assortimento che garantisce. E anche se in pochi chiedono lo sconto, la maggioranza degli operatori lo applica. A volte sono gli stessi clienti diffidenti o affezionati ad una marca: il Tavor (tranquillante, ndr) ad esempio ha un “equivalente“ che costa 3 euro in meno ma che in tanti rifiutano».
Altro capitolo i prezzi. L?ultima rilevazione del comune di Perugia vede la voce ?servizi sanitari e spese per la salute? in salita dell?1,1% mensile, legata a disinfettanti, onorari di oculisti e ginecologi, ed ecografie. Sui farmaci, invece, Federfarma assicura che «il blocco imposto fino a tutto il 2006 sarà rispettato».
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