24 Luglio 2005

MEDICINALI NEI SUPERMERCATI E POLEMICHE

MEDICINALI NEI SUPERMERCATI E POLEMICHE
Il vero problema è il costo del farmaco





Se ha fatto notizia il fatto che provocatoriamente il Codacons abbia provveduto a cedere farmaci scontati nel supermercato di una borgata romana, non ha ottenuto, ahimè, lo stesso risalto la posizione assunta dal Movimento consumatori, che giustamente sostiene che, per una politica seria, si deve pensare ai controllo dei prezzi anziché agli sconti. Vendere farmaci nei supermercati, che ne approfittano per conquistare altre quote di mercato (a proposito: vorrebbero vendere anche la benzina) così come ricercare la concorrenza commerciale tra le farmacie non aiuta certo a risolvere il problema vero, cui porre rimedio: l?impennata dei prezzi di fascia C, registratasi nei nostro Paese negli ultimi anni. Debbo, peraltro, ricordare che tali prezzi sono liberi e potevano essere aumentati soltanto una volta all?anno (lo si potrà soltanto ogni due anni con la conversione del decreto Storace) Il Movimento Consumatori l?ha definita una «guerra sul niente». Basti un solo dato per tutti: da un semplice calcolo sui prodotti scontati proposti da Codacons risulterebbe un risparmio annuo complessivo di euro 453.000.000, che, suddivisi per i sessanta milioni circa di italiani, produrrebbero un risparmio annuo di sette euro per ogni cittadino. Ogni commento è superfluo. Vale, allora, la pena, per così poco, di smantellare un sistema, quello delle farmacie, che ha funzionato e tuttora funziona bene? Non va, a questo punto, neppure dimenticato il servizio notturno e festivo, egregiamente svolto dai farmacisti e che, purtroppo, spesso non viene adeguatamente apprezzato. Con Rosacapillo dell?Osservatorio farmaci e salute concordo sull?opportunità di spiegare ai cittadini come funziona il mercato, anziché montare proteste e casi mediatici: ci si scontra, infatti, su un?Aspirina pagata con lo sconto 3,20 euro anziché 4,00, mentre ci sono altri prodotti di fascia C con ricetta medica obbligatoria, cui il cittadino deve ricorrere con maggiore frequenza, ad un prezzo ben superiore. Oggi il vero problema, per concludere, è il costo del farmaco, ed a poco serve criminalizzare solo una parte della filiera (la farmacia ed il farmacista), quando, invece, risalendo all?origine, si potrebbero ottenere dei risparmi ben più consistenti. Anche per questo la proposta iniziale di Federfarma faceva riferimento ad una riduzione dei prezzo generalizzato del 10% da richiedere all?industria, ma si è per ora preferito battere una strada diversa.

dottor

RENATO

GRENDENE


presidente

Atf Federfarma

Brescia


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