Medicina, è allarme laureati Crisi che tocca anche Lecco
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fonte:
- La Provincia di Lecco
Si va a caccia di figure, specie tra anestesisti, radiologi e pediatri
LECCO (gl. riv.) Anestesisti, radiologi, pediatri sono da qualche anno un bene raro.
Capita addirittura che i bandi di concorso vadano deserti. E cominciano a scarseggiare anche cardiologi e chirurghi. Ma nel 2020 mancheranno persino i laureati in Medicina. Il fenomeno è diffuso in tutta Italia e Lecco non è immune.
Basta pensare che nel corso del 2010 l’Azienda sanitaria lecchese e l’Azienda ospedaliera hanno pubblicato bandi e aperto le selezioni per 2 piscologi, 14 medici e chirurghi, 4 tecnici sanitari, 15 infermieri e un farmacista.
Una carriera quindi che se intrapresa consente un futuro assicurato, un posto di lavoro certo e uno stipendio più che buono. Tutto sta nel cambiare le regole di accesso all’Università. Sono in molti a puntare il dito contro il numero chiuso e test di ingresso. Il rischio è che tra una decina di anni il sistema italiano neghi un futuro ai giovani italiani per reclutare professionisti da altri Paesi, anche extraeuropei. Per formare uno specialista servono, con un calcolo ottimistico, almeno 12 anni: sei per la laurea, un periodo variabile per l’esame di Stato e altri 5 anni per la specialità. E se non si corre ai ripari, recuperare dodici anni sarà un’impresa. Tra l’altro i corsi più ambiti dagli aspiranti medici sono interamente in lingua inglese: Un passaporto per lavorare in tutto il mondo.
In Europa, peraltro, c’è chi già chiede aiuto oltre i propri confini nazionali: nell’Essex, in Gran Bretagna, arruolano medici stranieri. Il mercato inglese pesca in India grazie al Commonwealth, ma anche in Italia. E di recente sono venuti a reclutare personale italiano gli ospedali danesi.
Il Codacons lombardo stima che, entro il 2015, 17 mila medici andranno in pensione e che nel 2018 mancheranno all’appello ben 22 mila dottori. «Questa è la dimostrazione del fatto che il numero chiuso all’università è assurdo, antistorico e privo di qualunque logica. Secondo lo schema del Piano sanitario approvato dal Consiglio dei Ministri alcune specialità, dalla anestesia alla radiologia, dalla chirurgia alla pediatria, sono già in uno stato di sofferenza. Ci avevano detto che il numero chiuso andava ridotto perché c’erano troppi medici e oggi siamo nella situazione opposta», dice il presidente del Codacons, Marco Donzelli.
«Peraltro con dei test ridicoli di cultura generale non si selezionano certo quelli che saranno i medici migliori. Per migliorare la qualità della nostra sanità la selezione andrebbe fatta durante gli anni universitari, attraverso esami più selettivi, e non certo con un test di un centinaio di domande da risolvere in qualche ora», conclude Donzelli.
Per questo il Codacons ha presentato una proposta al ministro Mariastella Gelmini per abolire il numero chiuso ed i test di ammissione per accedere ad una facoltà, ma accentuare la selezione nel corso della laurea.
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