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5 Settembre 2011

Medici specializzandi alla cassa

Il diritto dei medici specializzandi ha una prescrizione più che decennale. E l’ Italia avendo recepito in ritardo e, non in maniera retroattiva, quelle direttive europee che hanno imposto di retribuire i camici bianchi in formazione, è costretta ora a pagare. Con tanto di interessi. Del resto la sentenza (n. 17350/11) della terza sezione della Corte di cassazione, depositata il 18 agosto scorso parla chiaro: l’ inerzia dello stato fa sorgere il diritto al risarcimento e la prescrizione dello stesso inizia a decorrere solo dal giorno in cui viene promulgata la legge di recepimento. Che oltretutto è «parziale sotto il profilo soggettivo», nel senso che provvede solo per il futuro o solo per alcune categorie, ma non per altre. Il risultato? La presidenza del consiglio dei ministri, i dicasteri dell’ università e della salute saranno costretti a risarcire gli oltre 800 medici di tutta Italia, rappresentati dall’ Associazione Consulcesi Health (associazione che rappresenta circa 30 mila medici provenienti da tutta Italia) che hanno presentato un maxi-ricorso collettivo per borse di studio non erogate durante gli anni della specializzazione. Si tratta di oltre 100 mila euro per medico per un totale, quindi, che varia dagli 80 ai 100 milioni di euro. Una somma composta dagli 11.103,82 euro della borsa per ognuno dei quattro o cinque anni di scuola (a seconda della specializzazione), più la rivalutazione e gli interessi che hanno triplicato gli importi. Solo per il momento però, perché se il principio di fondo rimarrà lo stesso e quindi, come ammette la Cassazione, il diritto al risarcimento non è prescritto, la somma potrebbe lievitare: basti pensare che sono circa 30 mila (la maggior parte attraverso Consulcesi, ma anche attraverso il Codacons e altre associazioni sindacali come Vogliovivere) le cause pendenti per un totale di oltre 120 mila medici. A questi vanno aggiunte, poi, altre 10 mila cause in rappresentanza di altri 150 mila medici che hanno fatto appello per la mancata copertura previdenziale di borse di studio erogate dal 1994 al 2006. La sentenza. La sentenza della Corte di cassazione, dunque, conferma in sostanza che il diritto al risarcimento dei danni per la mancata attuazione da parte dello stato italiano per le direttive comunitarie non si prescrive perché non è stata ancora attuata la norma che riconosce in loro favore la remunerazione per periodo di specializzazione svolto. «L’ elemento determinante», spiega Massimo Tortorella presidente di Consulcesi, «è il nodo della prescrizione: se ci fosse la norma di riferimento questa inizierebbe a decorrere nel ’99, data di entrata in vigore della legge 370 del 1999 che autorizza la spesa per le scuole di specializzazione, scadendo quindi nel 2009. Mancando però la norma di partenza che sancisce il diritto alienabile di erogare le borse di studio ai medici il diritto non è prescritto». L’ integrale applicazione delle direttive europee, dicono i giudici di ultima istanza sarebbe dovuta «avvenire entro il 31 dicembre 1982 (art. 16 della direttiva 82/76/Cee)», ma lo stato italiano non rispettò tale termine, tanto che venne dichiarato inadempiente dalla Corte di giustizia». La situazione di inadempienza, comunque, «non fece cessare l’ obbligo comunitario» che avrebbe potuto essere adempiuto integralmente soltanto se lo stato italiano, «nell’ introdurre una disciplina attuativa della direttiva e conforme a essa, avesse disposto non solo per l’ avvenire», ma anche «prevedendo la retroattività di detta disciplina». Cosa non fatta. Nel caso di una direttiva comunitaria chiara e che necessita di una legge di recepimento, «l’ inerzia dello stato fa sorgere il diritto al risarcimento», che è permanente e la cui prescrizione inizia a decorrere solo dal giorno in cui viene promulgata la legge recepita. Non solo perché se la legge è parziale sotto il profilo soggettivo, nel senso che provvede solo per il futuro o solo per alcune categorie ma non per altre, il calcolo della prescrizione non parte per i soggetti esclusi «perché la residua condotta di inadempimento sul piano soggettivo continua a cagionare in modo permanente il danno e, quindi, a giustificare l’ obbligo risarcitorio». Il futuro. La vicenda non si esaurisce qui. Perché sono già stati avviati ulteriori ricorsi collettivi per ottenere le differenze retributive sino a 35 mila euro l’ anno, nonché i versamenti dei relativi contributi previdenziali, per gli anni di frequenza alle scuole dal ’94 al 2006. Dal 2006-2007, infatti, i medici specializzandi sono inquadrati con un contratto di formazione specialistica e percepiscono dalle università una vera retribuzione, di circa 25 mila euro per ogni anno di corso. A loro è riconosciuto il contratto di lavoro di formazione specialistica e quindi il pagamento di tutti gli oneri contributivi ai fini previdenziali e la copertura assicurativa dei rischi professionali e degli infortuni. Questi diritti, tuttavia, erano stati già riconosciuti dal 1999 con il dlgs 368 la cui attuazione è rimasta sospesa fino al 2006. Fino a quell’ anno i medici hanno percepito solamente una borsa di studio di 11 mila euro annui lordi, senza alcun diritto a ferie, pensione, maternità e malattie, con il divieto di svolgere ogni altro lavoro e senza precise garanzie sulla qualità della formazione specialistica.

 

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