Medici licenziati, richiesta da capogiro «Vogliamo 100 milioni da Usl 20 e dg»
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fonte:
- Corriere del Veneto
e dg» Tre inchieste penali nelle mani di due pm Tre contenziosi in atto
dal giudice del Lavoro I diritti sul software dal Tar al giudice civile
VERONA Uls 20 e medici licenziati in tronco: c’ è una doppia svolta sulla tanto contestata titolarità dei diritti d’ autore relativi al software MFP attualmente in uso a oltre un centinaio di Sert in tutta Italia. Punto primo: la battaglia giudiziaria trasloca dal Tar al Tribunale civile. Punto secondo: nonostante i magistrati amministrativi ne abbiano appena dichiarato inammissibile il ricorso dichiarandosi incompetenti, il Codacons e i tre medici- ricercatori Giovanni Serpelloni, Maurizio Gomma e Oliviero Bosco ( che idearono il software e che dopo averne ingaggiato una querelle sulla paternità sono stati licenziati in tronco dall’ Usl 20) non mollano la presa e, anzi, annunciano l’ avvio di un’ azione di risarcimento danni da cento milioni di euro contro l’ Usl 20 e il suo direttore generale Maria Giuseppina Bonavina. Tutto questo perché secondo il Codacons, «da oggi non sarà più possibile cedere a società private il software MFP, nato per tutelare la salute pubblica e non certo per dare avvio a speculazioni di varia natura. Questa sentenza del Tar inoltre fa venire meno le responsabilità addebitate dall’ Usl 20 ai tre ricercatori con assurdi provvedimenti disciplinari che vanno revocati con effetto immediato». Di qui la «pesantissima azione di responsabilità nei confronti dell’ Uls 20 e del direttore Bonavina, per gli enormi danni arrecati alla collettività, all’ associazione dei consumatori e ai tre medici». Quanto ai cento milioni di euro, «verranno destinati alla ricerca e all’ uso gratuito del software di esclusiva proprietà dei tre medici in tutto il mondo». Non solo, perché «una istanza sarà inviata al presidente della Regione Veneto e al Ministero della salute, in cui si chiede la sospensione immediata da ogni incarico per la dirigente Bonavina che, in concorso con l’ Usl 20, sarà chiamata a rispondere anche alla Corte dei Conti». Immediata e perentoria, la risposta del direttore Bonavina: «Contrariamente a quanto affermato dal Codacons, con evidente tentativo di disinformazione, con la sentenza appena emessa il Tar ha rigettato il ricorso di Codacons e ricercatori». Di più: «Codacons ha tenuto impegnato il Tar e l’ Usl 20 per molto tempo sulla scorta di argomentazioni pretestuose e completamente destituite di fondamento, con l’ unico reale obiettivo di tentare di screditare questa Azienda.Tutto ciò ha comportato impegno di pubbliche risorse mentre il Tar ha accolto la linea difensiva rappresentata dai legali di questa azienda e della Regione Veneto compensando le spese». Senza contare che «ancora vengono raccontate storielle sulla proprietà di un software , che si ricorda essere un supporto gestionale per gli operatori dei Serd e non solo, proprietà che l’ Usl20 ha acquisito a seguito di un progetto finanziato dalla Regione Veneto e, soprattutto, a seguito di acquisto dall’ Usl di Dolo con rilascio di regolare fattura.I diritti intellettuali tanto ricordati si riferiscono a dipendenti a rapporto esclusivo (dirigenti) di una struttura pubblica da cui hanno percepito regolare stipendio». Normativamente, «il D.Lgs. 30/95 tratta di brevetti e di Strutture Universitarie nella cui mission la Ricerca è funzione ordinaria e il D.Lgs 502/92 tratta delle Aziende Ospedaliere. Ci sono anche ulteriori norme che trattano degli IRCCS» ma «l’ Usl 20 non rientra in tale fattispecie ed è, invece, una Azienda Socio Sanitaria con scopi di assistenza e la ricerca, qualora attuata, deve essere comunicata, concordata, autorizzata e specificatamente finanziata, preventivamente, dall’ Amministrazione». I cento milioni di danni? «La richiesta così elevata è in sintonia con le consuetudini già appurate nel corso delle verifiche condotte da questa amministrazione». Un braccio di ferro che ora vale 100 milioni. La. Ted.
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