10 Novembre 2012

Medici in manette

Medici in manette

Sperimentazioni non autorizzate su centinaia di pazienti, ignari di tutto, su cui venivano impiantati dispositivi scadenti. E apparenti donazioni da parte delle aziende produttrici di questi materiali all’ equipe dei medici impegnati negli interventi, che per evitare guai futuri non si sarebbero fatti scrupolo di azzerare le cartelle di chi veniva operato. E’ inquietante l’ insieme di pratiche cliniche scoperchiate con l’ indagine ‘Camici sporchi’ condotta dal Nas di Parma e che ha portato all’ arresto di nove cardiologi impegnati nel periodo 2009-2011 al Policlinico di Modena, mentre a Bari tre oculisti hanno subito la stessa sorte In carcere in Emilia è finito solo Giuseppe Sangiorgi, ex responsabile della struttura di Emodinamica del reparto di Cardiologia e ora in servizio al Casilino di Roma. Domiciliari, invece, per gli altri otto specialisti tra cui la professoressa Maria Grazia Modena, ex primario della Cardiologia e rimossa lo scorso anno da questo ruolo, pur continuando a prestare servizio nella struttura. Tutto questo nella giornata in cui altri tre medici sono stati arrestati dalla guardia di Finanza di Molfetta, nel Barese, con l’ accusa di avere utilizzato il reparto di oculistica dell’ ospedale ‘Sarcone’ di Terlizzi come se fosse uno studio privato. I reati ipotizzati dalla procura di Trani nei confronti dei tre – il primario del reparto oculistico di Terlizzi e due medici oculisti esterni all’ ospedale – sono abuso di ufficio e falsità materiale ed ideologica commessa da pubblici ufficiali. L’ indagine della procura di Modena, condotta dal pm Marco Niccolini, parte da esposti dell’ associazione ‘Amici del Cuore’ di Modena e del Codacons, che nei primi mesi del 2011 avevano segnalato dubbi sulle pratiche cliniche ‘azzardate’ cui erano stati sottoposti dei pazienti in Emodinamica con l’ utilizzo di ‘stent’ e palloncini per l’ angio plastica. Nei dossier consegnati alla procura risultavano anche decessi, ma per ora l’ inchiesta non contempla tra le accuse quella che le sperimentazioni abbiano provocato conseguenze ai pazienti. Si ipotizzano invece, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, peculato, corruzione, truffa, falso in atto pubblico. Secondo gli inquirenti, era estesa la ‘rete’ di medici e case produttrici di dispositivi che collaboravano illegalmente. Lo dimostrano i numeri di ‘Camici sporchi’: sono 67 gli indagati totali e dodici le aziende coinvolte, di cui sei straniere. All’ alba i Nas hanno compiuto sette perquisizioni e l’ inchiesta ha toccato anche le province di Como, Milano, Brescia, Bologna, Roma, mentre all’ esterno è sconfinata negli Stati Uniti, in Polonia, Svizzera, Belgio, Germania e Irlanda.

paolo grilli

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