15 Aprile 2018

Medici e infermieri pestati in Sicilia «Mandate l’ esercito negli ospedali»

ALBERTO SAMONÀ In diversi ospedali l’ incolumità di medici e paramedici è a rischio e dopo gli ultimi episodi di violenza avvenuti a Palermo, il Codacons chiede che venga inviato l’ Esercito. Una proposta estrema, ma che la dice tutta sul clima di tensione e di paura che si vive in ospedali e guardie mediche della Sicilia. L’ ultima aggressione in ordine di tempo è avvenuta un paio di giorni fa al Civico di Palermo, dove una dottoressa e un infermiere sono stati costretti a chiudersi in uno sgabuzzino per sfuggire alla furia del padre di una piccola paziente. Un episodio allucinante, che, tuttavia, è solo la punta di un iceberg di una situazione divenuta oramai insostenibile. «Chiediamo un intervento repentino e risolutivo», afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, «che dia nuova dignità alla sanità siciliana, anche attraverso l’ invio dell’ Esercito nelle strutture pubbliche». E aggiunge: «La sanità pubblica in Sicilia versa in condizioni sempre più critiche: da un lato, per esami diagnostici i cittadini devono aspettare anche un anno e dall’ altro, i pronto soccorso e le guardie mediche si trasformano in una specie di limbo, con aggressioni e violenze a danno di chi opera nel campo della sanità». TOLLERANZA ZERO Intanto, il commissario e rappresentante legale dell’ Arnas Civico di Palermo, Giovanni Migliore, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica del capoluogo siciliano, per denunciare un’ altra aggressione avvenuta il 7 aprile ai danni di alcuni medici. E su Facebook lo stesso Migliore ha pubblicato un documento, invocando tolleranza zero, «per chi risponde con la violenza ingiustificata», scrive, «al quotidiano impegno di competenza e sacrificio dei professionisti dell’ ospedale». In effetti, negli ultimi tempi le aggressioni sono aumentate. Prima era stato il turno di Catania dove erano stati segnalati atti di violenza consumati soprattutto nei confronti delle dottoresse in servizio notturno presso le guardie mediche. Adesso l’ allarme si è spostato a Palermo, dove proprio al Civico lo stesso infermiere, un cinquantenne, è stato aggredito due volte nel giro di poche ore. Anche in questi casi, è scattata una denuncia alla polizia. Il primo episodio ha visto protagonisti i parenti di una giovane, giunta in codice verde al pronto soccorso a seguito di un incidente stradale non grave. A far spazientire i congiunti della ragazza sono stati i tempi di attesa, slittati a causa di pazienti in condizioni più gravi che avevano la priorità, e delle procedure relative alla valutazione ortopedica e a quella neurologica. Conseguenza: i familiari hanno sbottato e la situazione è presto degenerata, con spintoni, interrotti solo grazie all’ intervento di una guardia giurata e di altri pazienti che hanno evitato conseguenze più gravi. PORTA SFONDATA Nel secondo caso, autore dell’ aggressione sarebbe stato il padre di una bambina. Non si sa come, l’ uomo è riuscito ad accedere in un’ area interdetta al pubblico e accessibile solo al personale e qui avrebbe preteso una visita urgente per la figlia. Visti i modi non certo gentili, l’ infermiere avrebbe deciso di chiudersi insieme alla dottoressa di turno nell’ ambulatorio. Un accorgimento inutile, perché l’ uomo avrebbe cominciato a dare in escandescenze, sfondando la porta e inseguendo infermiere e medico. Il primo avrebbe anche ricevuto un paio di cazzotti dall’ aggressore. I due fuggiaschi avrebbero quindi trovato riparo in uno sgabuzzino. Dal ripostiglio, infermiere e dottoressa sono poi venuti fuori solo una volta arrivata la polizia, che ha tentato di sedare gli animi. Ma gli episodi violenti non si fermano qui, perché nei giorni scorsi in un reparto psichiatrico dell’ Asp 6 di Palermo, un infermiere avrebbe sedato un paziente nervoso, sferrandogli una testata. riproduzione riservata L’ ESCALATION Diversi episodi di violenza si sono verificati di recente all’ ospedale Civico di Palermo. Un infermiere di 50 anni è stato aggredito due volte nel giro di poche ore. Una dottoressa è stata costretta a chiudersi a chiave in una stanzetta con un infermiere per sfuggire alle ire del padre di una piccola paziente. Gli episodi sono stati denunciati dai vertici dell’ azienda sanitaria alla polizia. L’ ATTESA DELLA VISITA In molti casi la violenza è scaturita dall’ attesa prolungata per essere visitati. I familiari dei pazienti perdono le staffe quando sanno che devono aspettare il loro turno troppo a lungo e iniziano a inveire, insultare, fino a spintonare i malcapitati infermieri e medici.

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