29 Aprile 2020

Medici di base, pochi tamponi: inchiesta della Procura

ferrando affida alla finanza il delicato capitolo sulla mancanza di esami ai dottori, ai privati cittadini e nelle residenze sanitarie
Andrea Scutellà /ivrea Sui medici di base risultati positivi al Covid-19 e sull’ assenza di tamponi, il faro della Procura di Ivrea non si spegne. Anzi il cono di luce si allarga, perché ora oltre ai Nas dei carabinieri, il procuratore capo Giuseppe Ferrando schiera in campo il comando provinciale della guardia di finanza, in un’ attività congiunta con il pool guidato dal magistrato Vincenzo Pacileo a Torino. «Ci occuperemo – spiega Ferrando – del capitolo dei presidi sanitari e della somministrazione dei tamponi. Sia sotto il profilo delle case di riposo e di cura che dei privati cittadini che ne hanno fatto richiesta, ma anche sotto quello dei medici di base che poi sono risultati positivi». Sembra proprio questo uno dei nodi centrali dell’ azione dei magistrati. Il sindacato dei medici di base Smi aveva già denunciato alle procure di Ivrea e Torino la carenza di esami e dispositivi di protezione individuale per i medici famiglia nelle Asl/To4 e To3. «A tutt’ oggi i tamponi vengono fatti con grande parsimonia – spiega il dottor Gian Massimo Gioria dello Smi -, ma in Piemonte ci sono 3.500 medici di famiglia, per controllarli tutti ci sarebbe voluto soltanto qualche giorno. Invece gli esami venivano fatti solo in presenza di sintomi gravi. Io mi chiedo sempre: se tutta l’ Italia è in quarantena da quasi due mesi, chi è che continua a portare in giro e a diffondere il contagio?». Si dovrà accertare, dunque, se la carenza di tamponi per medici, case di riposo e semplici cittadini, non possa aver aggravato l’ epidemia.Le competenze della Guardia di finanza saranno tuttavia preziose per chiarire un altro aspetto della gestione della pandemia. E cioè la ricostruzione documentale degli acquisti e delle somministrazioni dei tamponi. Un’ attività che rivelerà come funziona il mercato, come si formano i prezzi delle commesse.Dall’ altro lato, continuano le ispezioni dei Nas nelle Rsa. Il modus operandi messo a punto dal magistrato, in questo momento, è chiaro. I carabinieri si recano nelle strutture per verificare denunce ed esposti che provengono da associazioni di categoria – come il Codacons – o dai parenti stessi delle vittime, acquisiscono documentazioni e testimonianze da parte di utenti e personale sanitario. Le relazioni vengono allegate a una serie di fascicoli per “atti relativi”, ovvero senza capi d’ imputazione, né indagati, dove si raccolgono minuziosamente tutti i casi. Al momento, ma la situazione è in continua evoluzione, se ne contano una quindicina. In Canavese si ricordano l’ Opera Pia Clara di Chivasso, il Residence del Frate a Bairo, la Arnaud a Volpiano e la San Giovanni Battista a Bosconero. –© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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